Sul crinale dell’amore

Poetare in tempo di corona virus

Cari amici ed amiche, eccomi a voi con un’altra Briciola di poesia. Essa ci insegna a non lasciar passare invano questa circostanza, ma a cercarne il senso dietro le sofferenze. È importante saper perseverare, specie quando la prova si fa dura. Esattamente come ora. Può accadere infatti di trovarci al limite della pazienza, ma proprio qui si rivela l’importanza di riconoscere la voce del Signore, tra le tante che ci angosciano in questi giorni. Da qui la poesia che segue:

 

Sul crinale dell’amore

 

Gli accadde quella volta

di portarsi, così com’era,

sul crinale dell’amore

e di rimanervi attonito,

come sospeso

tra gli echi delle voci antiche.

Ma la Sua, quella no,

era lì, con lui,

nell’alveo della mente,

mentre il cuore teneva

ancora lontano nel passato.

E lì, su quel crinale antico e sempre nuovo

gli parve s’arrestasse l’esistenza,

come sull’orlo d’un abisso oscuro,

tanto misterioso gli apparve

quell’orizzonte nuovo.

L’assalì  l’angoscia

che il fiato gli spezzò nel petto.

Voleva, impavido, sfidar la sorte

e d’un colpo sterzar la vita,

tanto l’Oltre gli si vedeva già sul volto.

S’alzo come sollevato con le braccia

e tanto pesante gli apparve il corpo

che gli s’arrossì la faccia

e gonfiò l’arterie.

Inattesa, poi,

riudì la Voce, sì quella Sua,

indicando l’Alto col pollice

ancora stretto a pugno,

quasi sussurrandogli l’anelito

che lui repentino

proferì dicendo:

“Eternizzami, Signore

nella pienezza del tuo amore”.

E come d’incanto

o forse no, d’istinto si tuffò,

così com’era,

nell’infinito mare della Vita.

 

Casperia, 26 marzo 2020

 

Sul crinale dell’amore è il titolo di questa poesia che tratteggia, con un linguaggio sillabico, la situazione di chi dopo aver cercato a lungo il Signore, si ritrova nel momento di compiere la scelta definitiva di lui. L’Amore al pari del Nulla gli si rivela come un abisso infinito. Da suscitare brividi di paura e perfino di angoscia. Non sono poche le immagini che nella Bibbia ritraggono la percezione di Dio con questo stato d’animo. L’amore di Dio appare cosi vasto e greve da schiacciare e perfino spaventare, tanto è lo scarto che s’avverte tra la nostra pochezza e la sua grandezza. Ma mentre l’amore ci fa tuttuno con Dio, il Nulla ci annienta.

L’immagine con cui viene espressa la scelta esistenziale non è quella del crocevia, ma quella dell’abisso, sul cui orlo accade di ritrovarsi, dopo aver resistito a Dio ed esaurito tutte le risorse umane. In quella circostanza ci sembra d’essere attraversati da sentimenti di paura, aneliti d’infinito, pensieri di riluttanza, contraccolpi emotivi che si susseguono vorticosi fino a rasentare la follia, se quella presenza misteriosa dello Spirito che ci risuona dentro, non ci offrisse la luce ed il coraggio di gettare lo sguardo perfino nelle zone più recondite ed inesplorate del nostro cuore. E lì metterci in ascolto della Voce, quella di Dio, unico filo d’Arianna che ci consente di attraversare il labirinto delle voci del mondo e giungere fino al momento limite della nostra esistenza, della definitiva riconciliazione con lui, che mette fine ad ogni nostra inquietudine. E da lì gridare a tutti: “Il Signore è qui e ti chiama” (cf. Gv 11, 28), come accadde di udire a Maria, all’indomani della morte del fratello Lazzaro. Come non vedere in questa descrizione il riflesso della nostra attuale situazione. La fede matura nelle situazioni limiti, quando cioè ci sentiamo attanagliati dal nemico che sembra precluderci la libertà e impedirci di viverla appieno, mentre il Signore, malgrado tutto, è già qui, in noi, e ci chiama a partecipare della sua Vita.

Luigi Razzano