Coltiviamo il “bene” nel cuore di questo “bravo ragazzo”

Dopo la tragedia familiare di Acerra

Ancora una volta, inesorabile, la morte violenta sconvolge la nostra città. Un altro tragico episodio bagna di sangue le vie dei quartieri della nostra amata Acerra. E a rendere quasi insopportabile la tragicità dell’evento, stavolta è il fatto che teatro della violenza sono le mura domestiche.
La scorsa notte, un giovane di 21 anni, Francesco Buonavolontà, da tutti descritto in queste ore come ‘un bravo ragazzo’, non ha retto di fronte all’ennesima scena di violenza ed ha colpito con un coltello da cucina il padre per difendere la madre. Mauro Buonavolontà, 42 anni, ubriaco e drogato come al solito, era tornato a casa e aveva cominciato a picchiare la giovane moglie, scena che ormai si ripeteva sempre più spesso. L’ennesima aggressione, le urla da incubo che si ripetevano da mesi. Francesco e il fratello minore, 17 anni, si trovavano al piano superiore di una casa nella centrale piazza Castello. Ad assistere alla scena di violenza gli occhi atterriti dell’ultimo figlio della coppia, di soli 15 mesi. Il primo a scendere è stato il minorenne, che nel tentativo di difendere la madre è stato picchiato anche lui. Francesco, in preda al panico e alla disperazione, è accorso subito dopo e, impugnato un coltello da cucina, ha ucciso il padre.
Di fronte a tale sconcertante fatto la città non può restare inerte. Le istituzioni preposte devono assumersi le responsabilità proprie nel far fronte al gravissimo disagio sociale che colpisce le famiglie e i giovani di Acerra. E’ finito il tempo delle chiacchiere e del rimpallo di responsabilità. C’è una emergenza educativa da affrontare ‘insieme’. C’è una povertà culturale e materiale che non possiamo sconfiggere se non ‘uniti’. Basta con le lotte intestine i giochetti per la spartizione del potere. C’è un mare di gente che bussa disperata alle nostre porte. La Chiesa, da sempre è disposta, e lo dimostra con i fatti, ad assumersi le proprie responsabilità. La giovane donna coinvolta nel dramma di queste ore la conosciamo, come conosciamo tante altre che vivono la stessa ‘insopportabile’ solitudine. Attraverso il Centro diocesano di aiuto alla vita abbiamo ammirato ed ‘accompagnato’ la sua storia di resistenza coraggiosa ed eroica. La fama di bravo ragazzo del figlio Francesco, già attivo nel volontariato e autista di ambulanze, è segno che anche laddove la morte sembra regnare sovrana, c’è spazio per la speranza. Un giovane che ha lottato insieme alla madre, che si è lasciato irradiare dai piccoli raggi di luce che in qualche modo, attraversando il buio dei mesi di cieca ed inspiegabile violenza, hanno illuminato il suo giovane cuore. L’altra notte è crollato ma ‘lui è un bravo ragazzo’: ripetono in queste ore in città. Lo sappiamo. Lo abbiamo potuto constatare attraverso i racconti della giovane madre le cui sofferenze il ragazzo cercava di alleviare. Tutti avevamo, ed abbiamo, il dovere di investire sul bene e la bontà d’animo che nonostante tutto albergavano, e continuano ad albergare, nel cuore di questo ragazzo. Simili tragedie non si evitano col senno del poi, come qualche giornale locale ha scritto, ma coltivando, arando e scavando intorno a quei semi di bene e bontà, sepolti per una notte in fondo al cuore di questo giovane, ma destinati a diventare alberi fioriti e fin d’ora segno di resurrezione. 
 
Antonio Pintauro
Presidente
Movimento diocesano per la vita