Il vero Natale di Gesù
L’omelia del vescovo di Acerra
Ancora una volta quest’anno, grazie a Dio, abbiamo ricevuto dalla Chiesa, da questa vecchia Chiesa, il lieto annuncio del Natale del Signore: «Oggi è nato per voi un Salvatore». Dio si è manifestato, si è fatto uomo, ha preso la nostra carne, ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana. E oggi, 25 dicembre, noi facciamo memoria della sua prima venuta nella storia, l’inizio della nostra salvezza. Una memoria sovversiva, rivoluzionaria, che purtroppo viene svuotata del suo significato con i tanti “falsi natali” che ci sono in giro.
E’ compito nostro dare alla festa il suo vero significato, ed è dovere della Chiesa custodirlo e annunciarlo, smentendo quelli che addomesticano, svuotano dall’interno questa memoria forte del Natale del Signore. Non è una operazione facile, e per diverse ragioni, che dobbiamo però attraversare tutte se vogliamo davvero scambiarci auguri non formali, retorici, e che invece riguardino il vero Natale del Signore Gesù.
- Nei nostri Paesi dell’Occidente europeo da tempo Dio è diventato estraneo per molti: sembra lontano, astratto; una vaga fantasia. Lo abbiamo liquidato, relegato ai margini. Un Dio quasi inutile, convinti che si possa vivere bene anche senza di Lui, ridotto ad una entità impersonale, energia, sensazione. Eppure, per noi cristiani un Dio personale è imprescindibile, un tu col quale parlare, a cui rivolgersi, ma si preferisce una idea più comoda di Lui. Dobbiamo riconoscere che anche le parole della fede che noi usiamo abitualmente, le immagini che adottiamo, a molti sembrano roba da museo, e Dio appare un retaggio antico, ancestrale, lontano, medievale.
E che dire dello stesso Gesù, Dio fatto uomo, che oggi celebriamo? Un Dio persona umana entrato nella storia a Betlemme, durante il censimento da parte di Quirinio.
Un Dio sotto forma di una persona umana storica? Gesù Cristo, un Dio fatto uomo? Alla società di oggi, ipercritica, questa sembra un’immagine retrograda, sorpassata! Come si può parlare ancora, all’inizio del terzo millennio, di un Dio che assume la natura umana, diventa uno di noi! Anzi, paradosso dei paradossi, è proprio Gesù, la sua persona, che fa problema! Tanto è vero che si preferisce non nominarlo. Diciamo Buon Natale, genericamente, senza dire che è il Natale di una persona che ha un nome, ha un volto, ha una storia, si chiama Gesù di Nazaret. E così rischiamo di fare festa senza il Festeggiato! Addirittura nelle nostre scuole non si deve fare il nome di Gesù! Il Natale è una festa d’inverno. E tutto questo nel nome di una presunta laicità! Gesù fa problema anche a livello più alto, come per esempio nel dialogo con le altre religioni, con l’Islam non si deve nominare: anche noi Chiesa non nominiamo Gesù quando dialoghiamo con l’Islam e con le altre vie religiose dell’umanità. Gesù fa problema, è un problema! Meglio non nominarlo, meglio ignorarlo, oscurare anche il suo nome ed imbarazzo.
Oppure, in genere si fa sì riferimento a Gesù Cristo, ma si preferisce più ai cosiddetti valori cristiani, soprattutto a Natale. Anche la premier Meloni ieri ha accennato a questo, ha fatto un video. I valori cristiani, davanti al presepe, i valori di libertà, di uguaglianza, di dignità, di fraternità. Sì, è ammirevole, apprezzabile, ma questi valori cosiddetti cristiani sono sganciati dalla persona di Gesù. Non è mai esistito un cristianesimo che parla solo dei valori cosiddetti cristiani senza la persona di Gesù. Il suo messaggio sganciato dalla sua persona non è mai esistito. Gesù a chi va appresso a Lui e vuole diventare suo discepolo, non dice: «Ecco, io ti consegno il mio messaggio: “Amatevi, volete, vi bene, fate la pace” …». No! I Vangeli non dicono questo. Gesù dice solo una parola a chi si presenta a Lui: «Seguimi». Seguimi, segui me. Gesù aggancia il suo messaggio alla sua persona, anzi questa è la sua originalità nella storia delle religioni. Mentre gli altri fondatori – Maometto, Buddha – hanno dato un messaggio, ma non si sono mai sognati di dire: «Seguite me», con Gesù siamo di fronte a una novità assoluta. Gesù pretende di unire a sé: «Seguimi, segui me». Non sgancia il messaggio dalla sua persona, e soprattutto non è mai esistito un cristianesimo che parte dalle parole – «amatevi, fate la pace» – senza riferirsi a Lui, Gesù di Nazareth, crocifisso e risorto.
- Ma c’è un’altra difficoltà nell’intendere il vero significato del Natale. Oggi credere è difficile. Siamo come in mare aperto, sembra che camminiamo sulle acque, anche noi credenti. E me lo ha confermato un caro amico venuto a trovarmi in questi giorni. È un uomo alla ricerca, una persona che sta cercando il Signore: «Oggi credere è più difficile che non credere» mi ha detto! Noi diciamo: «Dio si è fatto uomo, anzi si è fatto carne». Ma di quale uomo oggi parliamo, nel 2025? Nell’epoca in cui si dice stiamo superando la visione dell’homo sapiens ed entrando nel post-umano, nel transumanesimo, dell’intelligenza artificiale? E noi stiamo ancora lì a parlare di un Dio che si è fatto uomo? Forse saremmo più moderni se dicessimo un Dio che si fa robot, che si fa intelligenza artificiale, che si fa chat gpt
- E c’è una terza difficoltà. L’uomo di oggi, l’uomo del terzo millennio, sente ancora bisogno di uno che lo viene a salvare? Noi parliamo ancora di salvezza? Da che cosa? Dal peccato? E che cos’è il peccato? «Oggi è nato per voi un Salvatore». Abbiamo ancora bisogno oggi di un Salvatore? Abbiamo ancora bisogno di uno che viene da fuori per salvarci, perché da soli non possiamo farcela? Perché questa è la nostra fede: da soli non possiamo farcela, solo un Dio dall’esterno può venire a salvarci.
L’uomo di oggi, diventato adulto, emancipato, ha ancora bisogno di un Salvatore? O non è forse una favola per bambini, li aiuta a crescere, fa bene alla loro educazione, ma non è per l’uomo diventato adulto?
- Il contesto attuale è l’ultima grande obiezione, e le dobbiamo attraversare tutte, ripeto, se vogliamo avere una fede pensata!
Noi parliamo di salvezza, di un Salvatore, di una redenzione, in un mondo che non è affatto salvato, redento, che da 2000 anni sembra che sia sempre lo stesso, non è cambiato niente.
È un’obiezione terribile, che i pagani facevano ai primi cristiani e che i neo pagani oggi fanno a noi cristiani. Guarda, affacciati dalla finestra della tua casa, Guardati attorno. Ma è cambiato qualcosa? C’è qualcosa che possiamo dire è diverso? È venuto il Messia, il Salvatore?
In un tempo in cui addirittura anche nel cuore dell’Europa da qualche anno si è affacciata una guerra fratricida tra popoli gemelli, vicini, che hanno le stesse radici cristiane nell’ortodossia orientale, forse celebrare il Natale non è una nota stonata? Non è forse un’evasione dalla dura realtà per rifugiarsi oggi, e solo oggi, 25 dicembre, nell’utopia di una felicità che l’umanità non conoscerà mai? Un’illusione di cui siamo coscienti e che vogliamo celebrare? «Dio come un’illusione» ha sentenziato Sigmund Freud. Un’illusione che l’uomo crea e in cui si rifugia perché non conoscerà mai la pace!
Queste sono solo alcune delle ragioni che dobbiamo prendere sul serio in questo terzo millennio, 2025, per scoprire il vero volto e significato di questa festa, perché altrimenti cadremmo anche noi in uno dei tanti falsi natali che la propaganda vorrebbe imporci.
Ecco dunque i motivi del vero Natale.
- Oggi, ancora una volta, 2025, noi facciamo memoria della prima venuta storica di Dio in mezzo a noi. Si è fatto uomo veramente, vero uomo e vero Dio, Gesù Cristo. Dio si è impegnato, si è sposato, ha fatto alleanza per sempre con noi. Un matrimonio indissolubile, in guerra o in pace, nella buona o nella cattiva sorte. Per il grande sant’Agostino Dio ha firmato una cambiale con l’uomo, si è alleato. E questo è il motivo della nostra gioia!
Certo, noi facciamo memoria di un inizio della salvezza che deve essere ancora completata. In Gesù Cristo Dio ci ha salvati, ormai ha deciso, si è impegnato con noi, ma questa salvezza deve avere ancora il suo compimento. Noi diciamo infatti che «Egli è venuto», ma «che verrà a giudicare i vivi e i morti». Parliamo di una prima venuta nella storia, e di un’ultima venuta, quando verrà, e quando viene, presente, viene in ogni uomo, in ogni tempo. Tanto è vero che oggi, in questa messa di Natale, continuamente sentiamo questa parola: «Oggi è nato, oggi è nato». Ma tra poco diremo pure un’altra parola che sembra esattamente il contrario: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta». Da una parte «è nato oggi», dall’altra «attendiamo ancora la tua venuta», quando sorgeranno «cieli nuovi e terra nuova».
La grandezza della fede cristiana sta nel mettere insieme questi due apparenti opposti: la fede cattolica unisce i contrari, non separa. Non Dio o uomo, ma Dio e uomo, non cielo o terra, ma cielo e terra, non misericordia e verità, ma insieme … L’unione degli opposti: ecco la radice della difficoltà della fede, perché non è facile tenere insieme quelli che sono apparentemente opposti.
Come è possibile, per esempio, che Colui che «i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere», l’Infinito, l’Assoluto, si circoscriva, si limiti nel grembo di una donna? È da rabbrividire, umanamente assurdo, un paradosso! Ma in questo paradosso c’è la nostra fede.
- Non è vero che non è cambiato niente. Questo Bambino ha dato dignità all’uomo, alla donna, al piccolo, al povero, al malato, al sofferente, all’uomo. Egli ci ha liberati. Certo, forse dopo duemila anni è solo l’inizio della salvezza, ma da allora le cose non sono più le stesse.
- Ha scelto di avere bisogno di noi. Questo è lo stile di Dio. Lui agisce, fa il primo passo ed è venuto da noi. Ma aspetta e vuole la libera e responsabile collaborazione della sua creatura. Dio e uomo, insieme. Avrebbe potuto fare tutto da solo ma non lo ha fatto e non lo fa, non è il suo stile. Perciò chiede la collaborazione libera! Qui il problema si complica, e ancora una volta ci aiuta il grande Agostino: «Chi ha creato te senza di te, non salverà te senza di te». Anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, nel transumano, nel post-umano, abbiamo bisogno di un Salvatore.
Caro Signore, caro Bambino, Tu ci sei ancora necessario. Abbiamo ancora bisogno di Te. Non si è esaurita, non è finita la spinta propulsiva dell’incarnazione del Verbo, del Natale del Signore. Non siamo nostalgici del passato, non ricordiamo solo quello che è successo, ma diciamo: «Vieni, Signore; vieni, fa presto, abbiamo ancora bisogno di Te. Tu ci sei necessario, Maestro, Redentore, Salvatore. Tu ci sei necessario per rimanere umani, per non essere disumani, per non perdere l’umanità. Tu ci sei necessario ancora oggi, 2025.
Credo che la vostra partecipazione oggi significhi soprattutto questo. Non è solo un fatto di tradizione, di folklore, ma espressione di un bisogno interiore. E ciascuno di voi davanti a questo Bambino dice: «Tu mi sei necessario». Abbiamo ancora bisogno di un Salvatore.
- E infine, Dio si è fatto uomo nella persona di Gesù di Nazaret, nato da Maria a Betlemme. Gesù ha reso Dio “incontrabile”, ha permesso che io possa incontrare Dio attraverso di Lui. Perché le grandi cose della vita non si studiano, non si imparano, ma si incontrano! All’inizio del cristianesimo, della fede cristiana, non c’è un’idea, un concetto, una morale, una filosofia, una cultura. Bensì un incontro, l’incontro con Lui, il Signore Gesù, che oggi è nato, crocifisso e risorto, si fa bambino.
Ma perché un Dio bambino? Poteva fare diversamente? Aveva tentato in molti modi il Dio dei padri, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe: attraverso i profeti e le alleanze con Israele, aveva tentato di smuovere quel popolo, il cuore di quegli uomini e donne. È stato un insuccesso, non ce l’ha fatta. E allora questo Dio tenta un’altra strada, si fa bambino, quasi a dire adesso mi puoi amare come si ama un bambino. L’aveva capito il grande Sant’Alfonso, con gli accenti struggenti di Quando nascette Ninno a Betlemme: «Caro Gesù mio sapuritiello, comm nu rapusciell e uva si Tu, Tu mariunciell acchiappa cor».
Dio corteggia la mia libertà e ha capito che l’uomo si prende per amore: davanti ad un Bambino non lo si può non amare. Forse stiamo diventando più disumani, meno capaci di amare, anaffettivi, come si dice oggi, perché nascono meno bambini. Se ci fossero più bambini, ci sarebbe più fede, più amore. Perché un bambino attrae per amore, e Dio si è fatto tale per catturarci, secondo Sant’Alfonso, con i legami dell’amore.
Buon Natale di Gesù.
Cattedrale di Acerra, 25 dicembre 2025
Antonio Di Donna
vescovo







