Il racconto della Passione e il Dio dei cristiani

Omelia pronunciata nella Domenica delle Palme dal vescovo di Acerra Antonio Di Donna

Dopo duemila anni questo antico racconto della passione della Croce del Signore si rivela attualissimo: «A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio». Allora si fece buio, oggi si fa buio. Viviamo in un tempo oscuro. Siamo entrati nell’epoca della forza, e del suo potere che sta sostituendo la diplomazia, il dialogo, la pazienza. La violenza sembra invadere tutti gli spazi della nostra vita, le relazioni tra le persone e le famiglie, soprattutto tra i popoli e le nazioni della terra.

In questo clima diffuso a livello mondiale c’è un fatto: si strumentalizza anche la religione al servizio della guerra, e si invoca un Dio che protegge chi la promuove! Alcuni giorni fa Pete Hegseth, ministro della difesa americano, ribattezzato ministero della Guerra, ha chiuso il suo discorso sul conflitto americano contro l’Iran citando la Bibbia, il Salmo 144, che dice: «Benedetto il Signore, mia roccia che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia». Ma non solo. Periodicamente le immagini della tv ci trasmettono il presidente americano Trump nel suo studio, attorniato da un gruppo di fondamentalisti evangelici che pregano, impongono le mani e invocano la protezione di Dio su di lui e sulle sue imprese di guerra. Anche altre volte nella retorica del presidente americano si sentono parole che incitano alla lotta, nella battaglia finale apocalittica contro l’impero del male, da lui identificato con l’Iran.

Gli altri non sono da meno. I fondamentalisti islamici invocano il Dio Allah contro l’impero del male, per loro gli americani, e promuovono una guerra che chiamano “santa”. E lo stesso Putin, purtroppo avallato dal patriarca ortodosso Kirill, combatte contro l’Ucraina una guerra all’Occidente, soprattutto l’Europa, ritenuto un mondo corrotto moralmente.

Pure dalle nostre parti la religione viene strumentalizzata. Si pensi a una certa religiosità ostentata dai nostri mafiosi e camorristi: anch’essi hanno un Dio, che sostiene le loro malvagità! Fino ad arrivare a forme di strumentalizzazione più banale, di bassa lega: proprio l’altro giorno mi hanno fatto vedere un video in cui ad Acerra c’è un bar che pubblicizza sé stesso esibendo la figura di Gesù con una birra in mano.

Certo, ognuno è libero di invocare il Dio che vuole piegandolo ai propri interessi. Ma deve essere chiaro, chiarissimo, che il Dio delle guerre non è il nostro Dio e non è lo stesso Dio di noi cristiani, il Dio che si è rivelato nel Crocifisso. Questo Dio è diverso: chi invoca il Dio di Gesù deve sapere che ha ben poco a che fare con il ministero della guerra, americano o di altri paesi.

C’è un brano nella passione che abbiamo ascoltato, molto chiaro. Uno di quelli che erano con Gesù impugna la spada e colpisce il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio, e il Signore gli dice: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli?».

Cari amici, cari fratelli e sorelle,

questo racconto della Passione del Signore racconta un Dio diverso. A me piace dire un Dio capovolto: l’opposto, il contrario di quello che normalmente noi e i potenti di questo mondo pensiamo Egli sia!

Questo Dio ha i tratti del servizio, della debolezza, del perdono: di una onnipotenza che si manifesta nell’abbassarsi, nell’umiliarsi, come abbiamo ascoltato dal grande inno ai Filippesi di Paolo nella seconda lettura: «Cristo Gesù, pur essendo Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, umiliò sé stesso facendosi uomo, servo, fino alla morte di croce». Questo è il Dio diverso, capovolto, completamente l’opposto a quello che normalmente pensiamo sia Dio.

In quest’ora oscura, molto oscura, in cui si strumentalizza perfino la religione a servizio della guerra e degli interessi dei signori della guerra, è proprio Gesù crocifisso, mite, umile, inerme, debole sconfitto, è Lui la grande contestazione a questo male e a questa strumentalizzazione. In questo confuso e ibrido, come le auto di oggi, cristianesimo – americano, sovietico, dei fondamentalisti islamici, dei mafiosi e dei camorristi – il Dio invocato dal ministro americano della guerra non è il Dio dei cristiani; il Dio dei fondamentalisti islamici non è il Dio dei cristiani; il Dio dei fondamentalisti evangelici, che ne invocano la protezione sul presidente Trump non è il Dio dei cristiani! Il Dio della guerra non è il mio Dio, il Dio di Putin non è il mio Dio, il Dio dei mafiosi non è il mio Dio! Come non lo era il Dio dei nazisti, che sui cinturoni dei soldati avevano la scritta: «Gott mit uns – Dio è con noi».

No, questo non è il Dio in cui credo, e penso che anche non è il Dio in cui voi qui presenti credete. Il nostro Dio è il Dio di Gesù crocifisso, umile, povero, debole. Questo è il Dio in cui io credo, il Dio crocifisso per amore, che non benedice i soldi e le guerre. Solo in Lui è la nostra speranza. Sii benedetto, uomo della Croce, sii benedetto oggi e sempre.

Cattedrale di Acerra, 29 marzo 2026

  + Antonio, vescovo