Conversione
Cristiani per scelta
Il tempo forte della Quaresima e l’invito ad un salto di qualità nella fede
La Quaresima si apre con un forte invito rivolto a ciascuno di noi insieme alle ceneri sul capo: «Convertitevi e credete al Vangelo».
La parola conversione viene intesa spesso in senso morale: una esortazione a diventare più buoni, migliori; oppure si usa per indicare il passaggio di una persona da una religione all’altra. Ma non è questo il significato principale, Gesù non la intende in questo modo.
Cristiani non si nasce, si diventa. La prima forma di conversione è quella di chi, adulto e non ancora cristiano, incontra il Vangelo – il più delle volte attraverso la testimonianza di un altro, ma non solo – e decide di ricevere il battesimo entrando nella Chiesa. Noi che siamo stati battezzati nella fede dei nostri genitori qualche mese dopo la nascita non abbiamo fatto questa esperienza. Ancora bambini non ci siamo noi personalmente convertiti al Vangelo, non abbiamo “scelto” Gesù Cristo, con il rischio di non diventare mai veramente cristiani.
Alcuni possono vivere un passaggio significativo nella vita, un vescovo, un sacerdote quando vengono consacrati, quando si abbraccia una vocazione religiosa oppure si entra in un movimento, in un’associazione ecclesiale: colpiti da qualcosa, si compie una scelta particolare. Altri nella comunità diventano catechisti, volontari in Caritas. Momenti importanti per chi riscopre la fede e decide di impegnarsi. Eppure, non si tratta ancora di vera conversione.
«Convertitevi e credete al Vangelo»
Un secondo tipo di conversione corrisponde al forte invito che ci viene rivolto dalla Chiesa ogni anno in Quaresima: «Convertitevi e credete al Vangelo». Essa riguarda chi vive da cristiano “normale”: va a messa, magari non ogni domenica ma spesso, prega, compie gesti di carità verso i poveri, cerca di fare il proprio dovere nella famiglia, nel lavoro, educa i figli, evita di compiere gravi peccati.
Ad un certo punto però interviene nella vita la grazia di capire che tutto questo non basta: il Signore chiede un salto di qualità, un passaggio da un cristianesimo di routine, di abitudine – c’è posto per Dio ma accanto a tanti altri interessi e orizzonti, senza che ne sia il centro – ad una fede dove Gesù è il vero tesoro per cui si prende sul serio e in modo più radicale il Vangelo. Questa conversione ci viene chiesta anche in questa Quaresima dell’anno del Signore 2026.
«Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo»
Cari amici miei, cari fratelli e sorelle,
il vero nemico è abituarsi alle cose di Dio con la conseguente assuefazione al modo di pensare e vivere di tutti, e il rischio di diventare “abitudinari” della fede: le solite cose, la routine di un cristiano “normale” – pratica dei sacramenti, visita in chiesa, comportarsi bene, aiutare i poveri – ma il Vangelo non diventa mai il centro della vita, non ispira le scelte in famiglia, quelle sociali, del lavoro, della politica, quelle economiche, non entra in gioco quando ci si trova ad affrontare il terribile momento della malattia e della morte: insomma è secondario e non guida giudizi e comportamenti.
Certo, vivere seriamente il Vangelo non è assolutamente facile, spesso è andare controcorrente, scegliere e pensare in modo diverso dagli altri, che vivono in nome del “tutti fanno così”. Il Signore misericordioso perdona e accoglie ma non qualsiasi comportamento è indifferente, perché i cristiani devono diventare «il sale della terra e la luce del mondo» dice Gesù, e non possono omologarsi.
Alcuni esempi concreti della vita di ogni giorno. Una coppia esclude il matrimonio per la convivenza: una scelta sempre più diffusa da sembrare normale. E potrebbe già considerarsi una forma di impegno rispetto a chi vive in maniera disordinata. Ma chi è cristiano non può ignorare la chiamata a vivere pienamente l’amore solo nel sacramento del matrimonio: lo esige il Vangelo!
E ancora: la piaga e il dramma dell’aborto, che significa uccidere una creatura umana perché questo figlio può creare problemi alla famiglia, soprattutto economici. Anche questa rischia di diventare una scelta normale, perché “lo fanno tutti”. Ma un genitore, discepolo di Gesù, deve sapere che la vita è un dono, va rispettato fin dal concepimento nel grembo della madre. Lo stesso per l’eutanasia, alla fine della vita.
A lavoro, nel quartiere. Tutti imbrogliano, sono ladri e non rispettano le leggi. Ma chi segue il Vangelo è chiamato all’onestà, alla giustizia, alla legalità. Tutti votano per motivi clientelari, si fanno comprare dai potenti di turno, ma non il cristiano cittadino; tutti contro gli immigrati, li sfruttano, li discriminano, ma il credente rispetta la dignità di ciascuno, a prescindere dalla razza, dalla cultura e nazionalità.
Si diffonde la cremazione che la Chiesa accetta, e può essere anche lecita, ma non il lutto in privato: le ceneri in casa e non al cimitero, nel mare, nel fiume, nella natura “dolce”. O addirittura la celebrazione all’americana del funerale nelle “case del commiato”. Dove è andata a finire la fede nella risurrezione della carne, la speranza cristiana nella vita eterna e del mondo che verrà? Anche vescovi e preti da tempo non parliamo più!
Un ultimo esempio, potrebbero moltiplicarsi, dal messaggio di papa Leone per la Quaresima. Il Pontefice parla di nuove forme di digiuno, non solo dal cibo (anche su questo ci sarebbe da dire, visto che è diventato una dieta, lo consigliano solo i nutrizionisti!). Leone XIV invita ad astenerci dalle parole dure che percuotono e feriscono il prossimo: disarmiamo il linguaggio, rinunciamo alle parole taglienti, al giudizio immediato, all’offesa di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie; impariamo a misurare le parole, e a coltivare con esse la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro. Quanto turpiloquio su Facebook e i Social! Quante parole cattive, mordaci, calunniose! Se anche i cristiani fanno così, dove sta la differenza? «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo».
Infine, la ricerca forsennata dell’apparenza, la visibilità di quelli che «suonano le trombe» dice Gesù nel Vangelo. Il Signore al contrario raccomanda: «Quando preghi, quando digiuni quando pratichi l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te per farti vedere e ammirare dagli uomini». Le trombe moderne sono i Social Media. Ma Gesù è chiaro, per tre volte ripete: «Non fate come gli ipocriti che amano farsi vedere». Ipocrita non è semplicemente il bugiardo, il falso: nel mondo greco antico è l’attore che indossa la maschera per il suo ruolo. Se anche noi lo facciamo, dove è la differenza? «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo».
Cari fratelli e sorelle,
a quale forma di conversione ci siamo fermati? Vogliamo rimanere il “cristiano normale”, che non fa niente di male, va a messa, si comporta bene, ma non prende sul serio il Vangelo, lasciandolo ai margini della sua vita?
Cari amici,
tra poco vivremo l’austero, semplice ma potente, gesto delle ceneri sul nostro capo, accompagnato dalle parole «convertitevi e credete al Vangelo», che rappresentano un forte invito a passare da un cristianesimo di routine e abitudine al prendere sul serio il Vangelo, anche se questo significa andare controcorrente, pensare e agire diversamente da come pensano e fanno tutti!
Un tempo di combattimento contro lo spirito del male. L’orazione iniziale di questa celebrazione usa una parola di guerra: «Fa’ o Padre che con le armi della penitenza, la preghiera, il digiuno, l’elemosina, noi possiamo affrontare il combattimento contro lo spirito del male». La Quaresima è tempo di guerra. E’ una parola che a noi non piace, che non usiamo volentieri, ma guai a chi pensa alla vita cristiana come ad un’avventura semplice, romantica, retorica. Essa è guerra, combattimento contro lo spirito del male.
Le ceneri – con le quali ad Acerra, città dell’inceneritore, abbiamo familiarità – sono tornate di moda in questo 2026, in particolare dopo quello che è successo a Napoli con il grande Teatro Sannazaro andato in fiamme, incenerito: per una beffa della storia, 50 anni fa quell’antico teatro fu recuperato e riaperto con la commedia A morte e Carnevale.
Allora prendiamo sul serio la Parola del Signore: «Tornate a me con tutto il cuore» ha detto il profeta Gioele nella prima lettura, e Paolo nella seconda: «Vi supplico, vi supplico in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio».
Se non abbiamo vissuto la prima conversione, perché siamo stati battezzati da bambini, accogliamo almeno l’invito della seconda! Adesso, oggi, perché questo è il momento favorevole: «Convertitevi e credete al Vangelo».
Buona Quaresima 2026.
Antonio Di Donna
Cattedrale di Acerra, 18 febbraio 2026
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