Lettera del Vescovo a tutti gli insegnanti di religione cattolica   versione testuale







Carissimi,
«Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra».
La luce ricevuta nella fede e il sapore della vita nuova non sono un privilegio, ma una responsabilità. Li offriamo ai giovani, senza pretendere nulla in cambio, ma soltanto per favorire in tanti la gioiosa scoperta della piena verità dell'uomo, rivelata in Cristo. Con questo spirito i cristiani sono presenti ed operano nella società e partecipano al dialogo culturale, scientifico e politico. Non vogliamo imporre ad alcuno le verità della fede, ma proporre con gioia la bellezza del Dono ricevuto.
La Chiesa affida a voi, carissimi insegnanti di religione, di prendervi cura del bene delle persone, nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente, ma vi chiede anche di essere Maestri di vita eterna, maturata nel dono pasquale della vita nuova di Gesù. Il fine dell'opera educativa è quello di renderci capaci del dono di sé per amore.
«Nell'odierno contesto il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell'uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare» (Spe Salvi n. 1).
L'educazione cristiana si pone in fecondo rapporto con le culture e le scienze valorizzando il desiderio di verità, di bontà, di bellezza e felicità che è nel cuore di ogni persona e allo stesso tempo orienta l'intelligenza e la libertà verso l'oltre se stessi e il mondo: si educa 'per la vita' e 'dentro la vita', compresa in tutta la sua complessità e protesa verso la vita eterna.
La relazione dell'educatore con l'educando esige una serie di virtù umane, morali e spirituali. Ogni educatore è chiamato ad essere un educatore nella vita e nella fede. L'educatore è anzitutto il testimone autorevole della Verità e del Bene che, per primo è chiamato a vivere con coerenza, anche se con i suoi limiti. E' questa coerenza che rende credibile l'esercizio della sua autorità. Egli deve possedere il tratto della competenza: educare è un mestiere difficile, arduo e delicato, che non può essere affrontato con leggerezza e superficialità. Inoltre occorre che l'educatore e l'educando possiedano una responsabilità, che non è solo personale, ma comunitaria e sociale, e che si esercita nel rispetto delle regole stabilite per una vita onesta e rispettosa della legalità degli altri e del bene comune. L'educatore, infine, si impegna a servire nella gratuità, ricordando che 'Dio ama chi dona con gioia'.
L'educazione alla fede delle nuove generazioni è in chiara difficoltà. Eppure l'educazione o è tutta religiosa oppure non è educazione. Soltanto se si è capaci di dire Dio, solo se religioso, l'atto educativo è all'altezza del suo messaggio. L'emergenza educativa ha alla sua radice l'impossibilità dichiarata di dire Dio. Dal momento che l'uomo non si dà la vita da se stesso, ma la riceve, così l'esperienza del vivere in tutte le sue dimensioni e la sua crescita deve essere guidata da un'altra esperienza, quella dell'educatore. L'educatore cristiano, di fronte alla messa in questione delle origini divine dell'uomo, della sua vocazione trascendente propone un progetto di vita conforme al bisogno di verità, di felicità e di amore che trova in Dio la sua pienezza.
Il Convegno di quest'anno intende suscitare in tutti gli educatore ecclesiali la responsabilità e la dignità di questa vocazione.
Vi aspettiamo.
 
Acerra, dalla Sede Episcopale, 16 agosto 2010
                                                                                                                 Mons. Giovanni Rinaldi
                                                                                            Vescovo

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