Lampada per i miei passi è la tua parola   versione testuale








26 gennaio 2020 – III domenica del TO – A

Il Vangelo di oggi richiama ancora una volta l’Incarnazione del Verbo, ci parla di Dio che è entrato nella storia dell’uomo per portare la sua vita, la sua luce.

Giovanni viene arrestato e Gesù esce da Nazareth, piccolo paese sperduto della Galilea, per andare a Cafarnao, sulla via del mare, una città commerciale, crocevia di culture, terra abitata dai pagani (Galilea delle genti), luogo di passaggio, di confine dove si mischiano diverse culture e religioni, dove c’è un via vai a volte frenetico – così come sono oggi le nostre città – dove ognuno pensa ai suoi affari, una “periferia esistenziale" – come dice il Papa. Proprio qui Gesù viene ad abitare e a predicare con parole ferme, chiare: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Il Verbo fatto carne entra nella vita quotidiana dell’uomo con i suoi affanni, i suoi mestieri, la sua fede o infedeltà, con la sua religiosità o indifferenza, si fa vicino, la abita – Cafarnao diventa la sua città (Mt 9,1) – annuncia la buona notizia che Dio è vicino all’uomo, in mezzo alle sue vicende, è qui in mezzo a noi (cf Lc 17,20-21) non è lontano, estraneo alla nostra vita. Questo è il Vangelo, la buona notizia che Gesù annuncia. E in lui questa vicinanza la tocchiamo con mano: percorre le nostre strade, prende su di sé le nostre preoccupazioni, si prende cura di noi (cf 1Pt 5,7): «i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia» (Lc 7,22). Così ci mostra che il posto di Dio non è un trono alto nel cielo, ma ogni strada anche la più bassa della terra, è il cuore dell’uomo crocevia di pensieri e preoccupazioni, gioie e speranze, angosce e tristezze (cf GS 1). E proprio qui lui è presente: «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce». Questa luce continua a risplendere nella parola che è lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino (cf Sal 119,105).

Oggi celebriamo la prima “Domenica della Parola di Dio". Il Papa parla dell’urgenza e dell’importanza che dobbiamo riservare all’ascolto della Parola perché «la fede proviene dall’ascolto e l’ascolto è incentrato sulla parola di Cristo (cfr Rm 10,17)… Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno", ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità». Questa Domenica richiama tutti noi a conoscere meglio la Bibbia; diceva S. Giovanni Crisostomo con disappunto: «se chiedi ai cristiani chi sono Amos e Abdia, quanti sono gli apostoli o i profeti, essi non sanno rispondere. Ma se chiedi di cavalli e di cocchieri – oggi direbbe di calcio e di video virali – essi rispondono con più eloquenza dei retori» (Omelia n.58). La Bibbia è fondamentale per poter conoscere Dio, infatti San Girolamo, grande “innamorato" della Parola di Dio, si domandava: «“Come si potrebbe vivere senza la scienza delle Scritture, attraverso le quali si impara a conoscere Cristo stesso, che è la vita dei credenti?"» (Verbum Domini 72). Così il Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, «ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo"(Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo"» (DV 25).

Convertitevi – ci dice Gesù – giratevi verso la parola per essere illuminati, abbiate il coraggio di viverla, così la vostra luce risplenderà davanti agli uomini (cf Mt 5,16). Noi possiamo risplendere solo della sua luce, siamo come la luna, solo lui può dare luce alle nostre parole, ai nostri gesti. «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini»: chiama pure noi a seguirlo per poter illuminare chi sta nelle tenebre e nell’ombra di morte (cf Lc 1,79). Per fare questo dobbiamo lasciarci illuminare dalla parola, ascoltarla ogni giorno, credere nella parola, farci aiutare a comprenderla, incoraggiarci a viverla.

Tante parole invadono la nostra giornata, lasciamo perdere quelle inutili, ascoltiamo l’unica parola che dà vita eterna (cf Gv 6,68), solo così dalla nostra bocca possono uscire parole che edificano noi e chi le ascolta (cf Ef 4,29-30). Nessuno deve scoraggiarsi, la parola è stata donata a tutti, è per tutti e lo Spirito ci aiuta ad ascoltarla, comprenderla e viverla (cf Aperuit Illis 10). Infatti «Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (Dt 30,14).

«Nel cammino di accoglienza della Parola di Dio, ci accompagna la Madre del Signore, riconosciuta come beata perché ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le aveva detto (cf Lc 1,45)» (Aperuit illis 15).
 
d. Alfonso Lettieri

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