Ho visto e ho testimoniato   versione testuale








19 gennaio 2020 – II domenica del TO – A

Con il Battesimo di Gesù si conclude il Tempo di Natale ed inizia quello Ordinario, dove siamo chiamati, nei ritmi e nelle vicende del tempo, a ricordare e vivere i misteri della salvezza (cf Annuncio della Pasqua), a seguire Gesù nell’ordinarietà della vita quotidiana.

Il quarto Vangelo presenta il Battista come il testimone, infatti lui ci racconta ciò che ha visto e udito, l’esperienza che ha fatto: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui… E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Ho visto e ho testimoniato! Anche Giovanni l’evangelista dice nella sua prima lettera: «quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono… noi lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,1.3). La testimonianza è fondamentale nella nostra fede: noi crediamo perché c’è chi ha visto, udito, toccato e ha testimoniato e grazie a questi testimoni anche noi abbiamo fatto esperienza dell’incontro con Gesù. Il Salvatore annunciato dagli angeli ai pastori (cf Lc 2,11) viene oggi presentato da Giovanni come «l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» e lo toglie prendendolo su di sé. Dice Isaia: «egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori… egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli» (53,4.12). Nella parola Agnello è sintetizzato tutto l’amore di Dio per noi e ancora una volta siamo chiamati a sintonizzarci sul modo di agire di Dio che si presenta come un bambino, un agnello indifeso per donarsi a tutti e donare a tutti la sua salvezza. Non è un Dio che spaventa gli uomini – l’agnello fa tenerezza - né si spaventa davanti al nostro peccato, anzi, lo carica sulle sue spalle per toglierlo a noi! Come Giovanni che vede «Gesù venire verso di lui» e lo indica agli altri, anche noi siamo chiamati a riconoscere la presenza del Signore in mezzo a noi e ad indicarlo, testimoniarlo agli altri. Per questo è necessario avere il coraggio di raccontare la propria esperienza di fede. Questo ci deve far riflettere sui discorsi che facciamo tra noi cristiani: parliamo della nostra fede vissuta? Quando si va al cinema, all’uscita si parla del film visto, degli attori, di quella battuta interessante o divertente; dopo un concerto si continuano a cantare le canzoni, si postano le foto. Di una partita di calcio se ne parla per una settimana. Quando si esce dalla chiesa dopo aver partecipato ad una celebrazione, di cosa si parla? Riflettiamo!

A tal proposito condivido con voi la gioia vissuta martedì scorso a Teano. 400 preti di 7 diocesi si sono confrontati sulla questione della custodia del Creato. È stato un bellissimo momento di comunione, un segno forte di responsabilità della nostra Chiesa nel voler prendere su di sé e togliere questo peccato: «Perché “un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio"» (Laudato si’ 8).

Da ieri fino al 25 si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Ci trattarono con gentilezza" (At 28,2) è il tema scelto. «L’ospitalità – si legge nell’introduzione al Sussidio – è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. È una condotta che ci spinge ad una maggiore generosità verso coloro che sono nel bisogno. La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede». Preghiamo affinché cresca la comunione tra i cristiani e diventiamo una sola cosa (cf Gv 17,11).
 
d. Alfonso
 

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