Santa e dolce dimora   versione testuale








 29 dicembre 2019 – Santa famiglia di Nazareth

 

La festa di oggi ci invita a guardare la famiglia di Nazareth al di fuori del presepe e ci aiuta a sentirla vicina, inserita nella vita quotidiana dell’uomo di ogni tempo.

Dio nasce ed entra nella ferialità della nostra vita fatta di gioie, di preoccupazioni, di speranze, di difficoltà, di fatica, ha sperimentato ogni cosa, tutto ciò che viviamo noi, l’ha vissuto Lui (cf Eb 4,14-15).

 

Capita di arrabbiarsi con Dio quando le cose non vanno bene perché pensiamo che chi crede in Lui non debba avere alcuna difficoltà: “io prego, vado ogni domenica a Messa" – lo diciamo come se fosse una sorte di assicurazione da ogni problema e fatica. Sogniamo la nostra famiglia come quelle statuine del presepe, ogni anno sempre lì, al solito posto, tranquille. È vita reale questa? Pensiamo a tutto ciò che ha vissuto la Sacra famiglia, nell’inno delle Lodi si dice: «O famiglia di Nazaret, esperta del soffrire», eppure a questa famiglia non è mancata mai la pace: «La tua serena quiete ravvivi in ogni casa il patto dell’amore». Qual è il segreto? I membri di questa famiglia, in ogni circostanza si sono sempre fidati e affidati a Dio, mai si sono tirati indietro: ricordiamo l’annuncio a Maria (cf Lc 1,38), l’annuncio a Giuseppe che non deve temere di prendere la sua sposa (cf Mt 1,20-24); hanno sempre fatto la volontà di Dio, certi che Lui non può mai abbandonare i suoi figli: «La mano del Signore li guida e li protegge nei giorni della prova» (Lit. delle Ore). Le icone che la rappresentano, hanno Gesù al centro: Dio è il suo centro e il suo fondamento. Questo l’ha resa immune da ogni difficoltà? No. La fede si incarna nella vita e “serve" per la vita, non è fatta per essere semplicemente vissuta 45’ a settimana e qualche minuto ogni giorno quando “facciamo le nostre preghiere". Guardando la vita di questa famiglia, preghiamo per tutte le famiglie: Per quelle che hanno difficoltà a nascere per mancanza di lavoro, per incomprensioni con i parenti, per i dubbi e le paure che si presentano alla vigilia del matrimonio: Maria prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto, pensò di ripudiarla in segreto (cf Mt 1,18-19) e Maria ha rischiato la vita (cf Dt 22,20-21).

 

Per quelle povere alle quali manca anche il necessario per la vita quotidiana: Maria e Giuseppe hanno avuto il loro figlio in una stalla al freddo e al gelo (cf Lc 2,7). Per quelle che vivono lontane dalla patria come profughe, rifugiate, migranti, guardate con sospetto o rifiutate: la sacra famiglia è dovuta scappare in Egitto per salvare il bambino (cf Mt 2,14-15). Pensiamo: e se l’Egitto chiudeva le porte (i porti) e non la faceva entrare? Capita di essere spietati contro quelli che fuggono dalla loro terra senza sapere perché fuggono e chi sono: il Bambino rifugiato, ha detto da grande: «ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). Preghiamo per le famiglie che hanno una vita modesta, semplice, vivendo del lavoro delle loro mani (cf Salmo resp.) e al termine del giorno tornano a casa con la schiena a pezzi e devono fare i “salti mortali" per arrivare a fine mese: Giuseppe era falegname e Gesù ha lavorato per 30 anni nella bottega col padre: «Giuseppe addestra all’umile arte del falegname il Figlio dell’Altissimo» (Lit. delle Ore). Per quelle che hanno difficoltà con i figli e faticano molto per la loro educazione: Maria e Giuseppe sono angosciati quando perdono Gesù e non comprendono le sue parole: devo occuparmi delle cose del Padre mio (cf Lc 2,41-50). Per quelle ferite dalla malattia e dalla morte: Maria ha visto il figlio soffrire e morire in croce (cf Gv 20,25-30).

 

Oggi ci viene fatto un dono, le parole che due volte l’angelo dice a Giuseppe: «Prendi con te il bambino e sua madre», le dice a noi. Questo Bambino è per noi, ci è stato dato un figlio, ci è stato dato Dio, la nostra vita, siamo invitati a prenderlo, ad accoglierlo nella nostra vita, a custodirlo, ad ascoltarlo come ha fatto Giuseppe: «Egli si alzò, prese il bambino e sua madre»; dobbiamo accogliere anche Maria, lui dalla croce la darà a tutti come nostra Madre (cf Gv 20,26-27), da lei possiamo imparare ad amarlo, a custodire nel cuore le sue parole per seguirlo con coraggio.

 

Che bella festa questa della famiglia! Ci dona coraggio, ci aiuta a guardare le nostre famiglie con speranza, a considerare il dono che abbiamo: come la Santa famiglia, ogni famiglia cristiana ha salde fondamenta, è fondata su Gesù grazie al sacramento del matrimonio, questo le permette di affrontare ogni cosa «nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia» (cf Rito del matrimonio); la famiglia non è sola, Dio stesso l’ha voluta per sé stesso per entrare nel mondo e la vuole per ogni bambino che nasce per assicurare quella serena quiete che nonostante le difficoltà, dona protezione, amore ed educazione per crescere «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52).

 

Come nella famiglia di Nazareth, ci sia rispetto reciproco tra i membri della famiglia, come ci invita a fare il Siracide e i frutti promessi non tarderanno a venire:

«Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori». Non dimentichiamoci delle persone anziane, fanno parte a pieno titolo della famiglia, mai isolarle e farle sentire un peso, sono un dono prezioso: «L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa».

d. Alfonso Lettieri

 

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