Natale tutti i giorni   versione testuale








25 Dicembre 2019 - Natale di Gesù

Dio oggi nasce, si fa uomo! E nasce per amore, Deus caritas est! (1Gv 4,10). E l’amore non fa calcoli, non ha paura degli imprevisti, delle difficoltà, non si stanca mai di amare. Chi ama è disposto a tutto e Dio fa tutto per noi fino a farsi piccolo da essere portato in grembo da una donna: «In Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore» (Admirabile signum 8). Tra chiasso, caos, cenoni, acquisti… Lui nasce, «Nell’ombra del presepe giace povero ed umile il creatore del mondo» (dalla Liturgia) e nasce per tutti senza sdegnarsi se c’è chi non se ne accorge e parla di festa dell’inverno o della pace senza mai nominare lui: la grande gioia che stanotte gli angeli hanno annunciato ai pastori, è per ogni uomo, per chi lo accoglie e per chi lo rifiuta, anzi ci dirà da grande che lui non è venuto a chiamare i giusti ma i peccatori (cf Mt 9,13), viene a mostrarci il volto misericordioso del Padre che fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti (cf Mt 5,45). «In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione – dice il Papa –; un amico fedele che ci sta sempre vicino» (Admirabile signum 3). Un’aria di gioia si respira e non ci può essere spazio per la tristezza «nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne» (S. Leone Magno). Oggi nella nascita di Gesù, vediamo la nostra nascita, la nostra vita, riconosciamo la nostra alta vocazione in Cristo: «Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio» (S. Ireneo), si è fatto come noi per farci come lui! Il Natale ci riporta a Betlemme, da un Bambino davanti al quale tutti piegano le ginocchia. Che vedono di speciale in lui? È piccolo come tutti i bimbi, indifeso, povero, ha bisogno di tutto, eppure chi lo vede si riempie il cuore di gioia e di pace, nonostante i problemi e la povertà. Perché? Perché vedono l’umanità di Dio, la sua carne come la nostra, vedono in lui la speranza compiuta, l’attesa finita; vedono che Dio è dalla loro parte, che è venuto «a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi» (cf Lc 4,18). E noi vediamo tutto questo? Carissimi, se per noi Natale è solo un giorno, tutta questa atmosfera di gioia e pace, dopo le feste, dal 7 gennaio svanirà. Però il Natale di Gesù, non è un semplice giorno, ma il modo di agire di Dio, il suo stile e celebrarlo per noi cristiani, è acquisire lo stesso stile che è quello dell’incarnazione, della vicinanza, del coinvolgimento nella storia dell’uomo, della liberazione di chi è oppresso, della vicinanza a chi è solo. Dio è “impazzito" d’amore per noi fino a svuotarsi della sua divinità e farsi uomo come noi (cf Fil 2,7); colui che ci ama di amore eterno (cf Ger 31,3) e in diversi modi lo ha manifestato, ultimamente, in questi giorni, lo dice nel Figlio che ci ha dato (cf Eb 1,1-2). Celebrare il Natale, adorare questo Bambino significa amare come Lui ci ama (cf Gv 13,34), riconoscerlo presente in mezzo a noi, riconoscere la dignità di ogni uomo, rispettarla, difenderla e servirla, significa convertirci, «rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12). Il Natale non è una festa per bambini, nel senso che l’abbiamo ridotta ad una favola, ma porta già in sé tutto il mistero della Pasqua: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,9-11). Maria diede «alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia» (Lc 2,7): infatti, questo Bambino è il nostro cibo, dirà da grande: «Io sono il pane della vita. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,48.51). Gesù nasce nel buio della notte come luce del mondo perché chiunque crede in lui non rimanga nelle tenebre (cf Gv 12,46). «I segni della venuta del Signore sono in mezzo a noi, esili ma vivaci. “Quante eccellenze" anche qui da noi – dice il vescovo Antonio -. Tra i segni di luce di quest’anno mi piace evidenziare la crescita della sensibilità verso la salvaguardia del creato». E augura «a tutta la diocesi di crescere nella virtù della fortezza e della perseveranza». Questi giorni di Natale rafforzino in noi lo stile di agire di Dio, lo stile dell’amore e ognuno porti con la propria vita, lì dove vive, a tutti coloro che incontra, il lieto annuncio della nascita del Salvatore. Solo così Natale non sarà un giorno solo, ma ogni giorno. Buon Natale di Gesù.

don Alfonso Lettieri

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