Non temere   versione testuale








22 dicembre 2019 – IV domenica di Avvento – A
 

Ormai ci siamo, ancora due giorni ed è Natale. Come ci stiamo preparando?

La liturgia di oggi ci racconta come «fu generato Gesù Cristo», ci aiuta a centrare l’attenzione sul motivo della festa, la nascita di Gesù. Anche se in poche parole, Matteo ci presenta il dramma che vive Giuseppe: la sua sposa «prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta». La legge dice di ripudiarla per adulterio, la donna sarà riportata a casa di suo padre e lapidata (cf Dt 22,20-21).

 

Giuseppe è detto uomo giusto, osserva la legge, ma è anche giusto nel senso di buono, mite, misericordioso: pensa di ripudiarla (rispetta la legge) ma in segreto (fa vivere Maria). Lui ama Maria e non vuole la sua morte; non riesce a trovare una spiegazione. Maria gli avrà riferito le parole dell’angelo, l’ha introdotto nel mistero e forse lui si è sentito ancora più piccolo, inadeguato, al posto sbagliato: il ripudio sarà per lui il lasciare il posto a chi è degno dell’Altissimo. Cosa fare? Dio viene in aiuto alla nostra debolezza (cf Rm 8,26-27) e «mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore», la luce entra nelle tenebre dell’incertezza, allarga la mente e il cuore: per Dio che si serve di ciò che nel mondo è debole per confondere i forti (cf 1Cor 1,27), non solo Giuseppe non deve defilarsi, ma il suo posto è proprio lì accanto a Maria, lui è figlio di Davide e deve dare il nome al Bambino, è per lui che il Messia è «nato dal seme di Davide secondo la carne». Si compie la profezia di Isaia (7,14) e Giuseppe è lì e sa che la Vergine ha concepito e partorito un figlio. Giuseppe non parla, i Vangeli non riportano nemmeno una sola parola, ma ci dicono cosa fa: «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». Avrà capito tutto? Se aspettiamo di capire tutto per fare qualcosa, resteremo sempre nel buio dell’indecisione; così se aspettiamo di essere perfetti, resteremo sempre fermi nella paura di vivere. Se come Giuseppe ci fidiamo veramente di Dio e abbiamo il coraggio di fare ciò che ci dice, tutto sarà più chiaro man mano che avanza il cammino.

 

«Non temere»: con queste parole si presenta Dio, sa che il mistero ci sovrasta e perciò ci rassicura, è Lui che ci chiama, è Colui che ci ha creati, è il Padre misericordioso che sempre ci accoglie.

 

Non temere di vivere un Natale da cristiano quale sei, diverso da quello del frastuono, delle corse, del budget da spendere. Ancora due giorni di preparazione ci vengono donati per poter riconoscere in quel Bambino deposto in una mangiatoia (presepio), l’Emmaunele, il Dio con noi, l’Onnipotente che si fa piccolo, il Creatore che si abbassa fino alla sua creatura, colui che è venuto per darci la vita in abbondanza (Gv 10,10), il compimento di tutte le promesse di Dio (cf Lc 4,21) e accoglierlo nella nostra vita, celebrando il suo infinito amore per noi.

 

Gesù è nato nel silenzio della notte, nei prossimi giorni, invece, aumenterà il rumore, il caos; troviamo tempo per il silenzio, liberiamo il cuore per ascoltare il lieto annuncio della nascita del Salvatore: certe cose solo il cuore le può sentire e vedere e solo se il cuore viene toccato, le possiamo vivere. Il Papa ci suggerisce di guardare il presepe: «Nei ritmi a volte frenetici di oggi è un invito alla contemplazione. Ci ricorda l’importanza di fermarci. Perché solo quando sappiamo raccoglierci possiamo accogliere ciò che conta nella vita. Solo se lasciamo fuori casa il frastuono del mondo ci apriamo all’ascolto di Dio, che parla nel silenzio» (Udienza del 18 dicembre 2019).

 

Ci sia silenzio in noi nei prossimi giorni per ascoltare e vedere col cuore il grande mistero che celebriamo e viverlo nella gioia che porta il Signore.

 

don Alfonso Lettieri

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