Il lupo e l'agnello   versione testuale








Da ALFONSO LETTIERI, Il Vangelo raccontato da chi non ti aspetti, ELLEDICI, Torino, 2019, 15-19.

In quel giorno,
un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore.
Il lupo dimorerà insieme con l'agnello (Is 11,1-2.6).

Mi conosco bene, non è possibile, non ci credo – ripetevo continuamente e, soprattutto, non ne volevo proprio saperne, ma ci pensate: io che devo rinunciare al mio pasto preferito, io un canis lupus, che sta con l’agnello e non lo mangia? Ma che figura
 
ci faccio con i miei parenti?! Da quando il mondo è mondo, non si è mai vista una cosa del genere: un lupo andare a spasso con un agnello, dimorare con lui nella stessa casa, pascolare insieme – come dice il profeta – fino magari a mangiare erba come fa lui? 
Assurdo. Ho un olfatto molto sviluppato e sento l’odore della preda a lunga distanza; il mio udito è finissimo e il belare dell’agnello mi fa già venire l’acquolina in bocca… altro che erba verde!
 
Bee! E io che devo dire, non lo immaginate? Nasco con la naturale paura del lupo, mi insegnano a stare alla larga da lui, solo al pensiero di incrociare il suo sguardo, tremo e mi sento morire. Quindi, appena ho sentito che un giorno dimorerò insieme al lupo, mi son messo a correre dalla paura, mi son nascosto così bene che i miei parenti han pensato che il lupo mi avesse già mangiato!
Del profeta ho sempre gustato quelle parole che annunciano la venuta del Signore come un pastore: «fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto – che bello! - e conduce dolcemente le pecore madri», …ma queste del mio dimorare con il lupo, non le avevo mai capite, o meglio, le ho sempre rifiutate.
Come avete ben capito, “quel giorno" annunciato da Isaia risultava strano per noi, un giorno inaspettato, mai desiderato. Il nostro istinto, la nostra storia vanno contro, non facevamo altro che ripetere: è impossibile. Ma il profeta, dobbiamo dirlo, non ci ha lasciati indifferenti; lui parla bene e si vede che crede in ciò che dice; ci siamo messi ad ascoltarlo ancor di più, volevamo capire, trovare il senso di quelle parole. Lui ha visto il Signore nel Tempio seduto su un trono alto ed elevato, un serafino gli ha toccato le labbra per farlo parlare, quindi le cose che dice devono essere proprio importanti. Certo, abbiamo ascoltato da lui anche altre cose strane: il leopardo si sdraierà accanto al capretto- mah!- la mucca e l’orsa pascoleranno insieme – ma voi immaginate un’orsa a mangiare erba? – il leone – poverino! – si ciberà di paglia, come il bue e il bambino – questo è davvero troppo! – metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Tutte cose impossibili, però, non sappiamo perché, più ascoltavamo e più cresceva nel nostro cuore il desiderio di vederne la realizzazione , nonostante la nostra perplessità. Quella grande gioia, l’armonia e la pace che Isaia annunciava, volevamo vederla. Abbiamo capito che tutto era legato alla nascita di un bambino da una vergine e così ci siamo messi anche noi in attesa della sua venuta.
E più l’attesa si prolungava e più il dubbio trovava spazio nei nostri cuori. Ma le parole del profeta non le abbiamo dimenticate, anzi, il dubbio non riusciva mai a vincerle del tutto, hanno tenuta aperta la porta della speranza.
Attendere non è mai piaciuto a nessuno, ma vi assicuriamo che dal modo di vivere l’attesa dipende il modo di riconoscere il compimento.
Io, lupo, nonostante il pelo perso, il vizio non l’ho perso facilmente, ma, nell’attesa, iniziai a guardare con occhi diversi l’agnello. Sentivo parlare della cura che il Signore ha per tutte le sue creature, che dà il cibo ad ogni vivente… E così iniziai a non preoccuparmi più del domani, a vivere con serenità ogni giorno.
 
Le parole del profeta mi rassicuravano, il Signore l’aveva promesso, quel giorno verrà. Io, agnello, immaginandomi a pascolare senza la paura di guardarmi intorno per non essere mangiato, già gustavo la pace di quel giorno, e così iniziai a crederci sempre più e a sperare nel suo imminente arrivo.
 
Ogni donna incinta che vedevamo, pensavamo: chissà se è lei la vergine e se in grembo porta il Messia. Quanti nove mesi abbiamo atteso, ma poi ogni volta eravamo tali e quali, uno sempre affamato e l’altro sempre impaurito. Sentivamo parlare della nascita di re e principi, ma non cambiava nulla. Non ci pensavamo quasi più, fino a quando, una notte, accadde un fatto
 
strano. Ci fu una calma mai avvertita prima, una stella splendeva più di tutte ferma su una stalla a Betlemme, gli angeli cantavano nel cielo e tutti si dirigevano verso quella stalla. Si avvertiva una serenità speciale, una gioia che inondava il cuore e una pace indescrivibile: non si pensava più alla caccia, non si aveva più paura, non c’era più tristezza e pianto. Una notte bellissima, mai ho visto le stelle così belle, si svegliarono pure gli uccelli e cantavano come se fosse mezzogiorno!
 
Ai pastori che vegliavano noi agnelli nel deserto, apparvero degli angeli: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». In una mangiatoia? – ci siamo detti. Sarà proprio un grande re – abbiamo esclamato ironicamente. Ma appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dissero: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». E ci portarono con loro. Per strada incontrammo tanta gente, tutti col volto sereno e gioioso, nell’aria una pace meravigliosa, tutti eravamo diretti alla città del pane, ma più che affamati eravamo curiosi. Arrivati, abbiamo dovuto metterci in fila, la stalla era piccola, ma adesso nulla più pesava, l’attesa era finita; venivamo da parti diverse, però guardavamo tutti nella stessa direzione; non ci eravamo mai visti, ma ci sentivamo fratelli, quel bambino ci univa. Ad un tratto, tra la folla che ormai era aumentata, vedo il lupo, i nostri occhi si incrociano e nel nostro cuore solo gioia e pace: abbiamo sorriso, stavamo lì per lui e lui stava lì per noi, per rompere il muro di separazione, togliere l’odio dai cuori, per permettere al lupo di dimorare con l’agnello, ai nemici di guardarsi con occhio amico, per dare al povero la sua ricchezza, agli smarriti di cuore la ricompensa divina.
 
Nessuno aveva più paura di me, il lupo, e se il pensiero di non far paura più a nessuno prima mi infastidiva, adesso ero contento: nessun uomo più mi bastonava, nessuna donna si spaventava, nessun bambino tremava. E quando tra un passo e l’altro, mi sono trovato davanti al Bambino, accanto a me c’era pure l’agnello.
 
Abbiamo sperimentato la verità di quelle parole, la gioia di stare in pace, la libertà di non essere nemici.
 
E tu? Ascolti le parole del profeta? Credi al suo annuncio?
Non guardare semplicemente a te stesso o ai peccati degli altri, al loro istinto; per noi è stato decisivo guardare lui, fidarci e credere che Gesù è la nostra pace, che a lui tutto è possibile: se riesce a far stare insieme noi, il lupo con l’agnello, quanto può far stare in pace te, con i tuoi fratelli, con i tuoi amici e anche con i tuoi nemici.
 
Sei disposto a voler molto di più di ciò che desideri?  O la realizzazione immediata dei tuoi desideri, seppur piccoli e poveri, è per te l’unica misura della felicità?
 
Lascia che l’attesa del Re della Pace dilati il tuo cuore, e ti ritroverai con i suoi stessi sogni, con gli occhi che già brillano perché vedono un mondo migliore.
 

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