La notte è avanzata, il giorno è vicino   versione testuale








1 dicembre 2019 – I domenica di Avvento – A

 

A noi che non abbiamo mai tempo, oggi viene dato un nuovo Anno [liturgico]; a noi che abbiamo sempre fretta, viene donato un periodo di attesa, per prepararci ad accogliere Gesù che viene. A noi che viviamo un appiattimento del tempo e ogni giorno è uguale all’altro, viene data ancora la Parola, l’esempio di Maria donna dell’attesa, la profezia di Isaia che annuncia il Salvatore, l’esempio del Battista che grida per ridestare le coscienze e «preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1,76), per scorgere nello scorrere del tempo la novità di ogni giorno abitato dalla presenza di Gesù che ha promesso di stare sempre con noi (cf Mt 28,20). Il nuovo Anno e l’Avvento, sono un dono che ci prepara ad accogliere Dio che è entrato nella storia con la sua nascita a Betlemme (I venuta), l’Emmanuele, il Dio con noi, presente nella Chiesa [suo Corpo] e che ritornerà per portare a compimento ogni cosa (cf Ger 33,14) (II venuta).

 

Per tutto quello che di solito facciamo, la domanda è: quanto devo aspettare? Quando compriamo qualcosa online, due cose ci interessano, il prezzo e il tempo di attesa e siamo disposti anche a pagare di più per ridurla (cf corriere espresso). Ormai ci costa tanto attendere, lo consideriamo tempo perso. Invece la Chiesa, come Madre, ci invita, prima delle grandi solennità ad “attenderle", e più che a prepararle (il presepe, l’albero, i regali, gli addobbi, il cenone, gli auguri da fare…) a prepararci, ad «andare incontro con le buone opere al Cristo che viene».

 

 

 

Quanto più conosciamo colui che attendiamo, più desideriamo la sua venuta e meglio ci prepariamo ad incontrarlo. Non attendiamo uno sconosciuto, ma quel Gesù che nell’Anno che ieri si è concluso, ci ha dato prova del suo amore e della sua fedeltà fino a dare la vita per noi. Allora il non sapere il giorno e l’ora, deve solo far aumentare il desiderio di accoglierlo e non la paura, l’impegno a vivere in pienezza la vita. In ogni caso, Gesù un appuntamento lo ha dato a tutti noi quando ha detto «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto…» (vedi Mt 25,35ss). Lui viene in ogni uomo e in ogni donna piagata nel corpo e nello spirito; come lo accolgo in queste persone? Un altro appuntamento fisso è la Messa (conosciamo giorno e ora!), qui lo incontriamo alla mensa della Parola e dell’Eucaristia: come mi preparo alla celebrazione, come partecipo? Come vivo il dono ricevuto?

 

 

Le sue parole di questa domenica ci vogliono scuotere, non mettere paura, svegliarci dal sonno per essere vigilanti nell’attesa, operosi nella carità: Cristo vive e ci vuole vivi (cf Christus vivit, 1), pronti ad accoglierlo. Isaia ci fa pregustare l’incontro con lui, gli effetti della sua venuta, chi lo accoglie cambia le sue armi di guerra in strumenti per “coltivare" la vita. E quanto il mondo ha bisogno di questo! Invochiamo la venuta del Salvatore affinché porti la sua pace alle tante nazioni ancora in guerra, alle famiglie toccate dalla violenza, a chi non trova pace per i tanti problemi di salute, di lavoro, di relazioni spezzate, per chi sta pagando già gravemente le conseguenze del disastro ambientale…

 

 

Invochiamo insieme la sua venuta, con la nostra preghiera, con la nostra attesa. «Andiamo con gioia incontro al Signore».

 

 

Vieni, Signore Gesù, senza te non abbiamo alcun bene!

 

 

don Alfonso Lettieri

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