Convertito   versione testuale








E’ la parola per il nuovo anno. Un «pastore convertito in questi anni alla causa della salvaguardia del creato dalle sofferenze del suo popolo». Il 18 settembre 2017 nella Cattedrale di Napoli durante l’offerta dell’olio per la lampada votiva a san Gennaro, ogni anno tocca a una diocesi diversa della Campania, così ha detto di sé il vescovo Antonio Di Donna ricordando le giovani vittime dell’inquinamento ambientale nella nostra terra, ultima in ordine di tempo, Carmen, di soli tre mesi, morta in quei giorni per un tumore al cervello; e all’Epifania dello scorso 6 gennaio, ancora monsignor Di Donna ha chiesto al Signore di farci condividere «la posizione dei Magi» – mai «quella del potente Erode», ma neanche «quella di scribi e farisei», cioè di coloro «che sanno tutto ma non si muovono» – esortando tutti a non rimanere come «Gerusalemme turbata» ed evitare il rischio di non «lasciarsi coinvolgere nel cammino verso il riconoscimento di questo bambino», ancora oggi passivi di fronte ai nuovi «martiri» di Erode, che non è più il «tiranno» ma «un potere ramificato e occulto» che produce, tra gli altri, ragazzi e bambini «vittime innocenti dell’inquinamento ambientale».

 

Nella festa che chiude il tempo di Natale – con il solenne annuncio della Pasqua del Signore e di tutte le altre feste che da essa partono, a ricordarci in questo Tempo Ordinario verso la Quaresima che centro della fede cristiana è il Triduo pasquale, perché «il nostro Dio si è manifestato in una storia precisa» che «culmina in Gesù nato, crocifisso e risorto» – il vescovo ha messo in guardia da una «fede presunta», piegata «ai nostri interessi» e «strumento del nostro potere». Credere è invece «la risposta a Dio che si rivela».

 

Perciò, di fronte alla possibilità di «accogliere» o «rifiutare» Gesù di Nazareth, figlio di Maria nato a Betlemme, rispetto al quale «nessuno è neutrale», nostro modello devono essere i Magi, gli «antenati a cui guardare con simpatia» per intraprendere il loro stesso «cammino di fede» guidati da quel «segno» che «a ognuno viene dato» nella sua «storia di ogni giorno» (a Maria è data “Elisabetta", ai pastori il “bambino", ai Magi la “stella"), anche e soprattutto quando «il cammino trova ostacoli, insidiato da Erode».

 

Ma il vescovo di Acerra ha anche esortato tutta la comunità cristiana a non ripiegarsi sui «soliti noti, quelli che stanno sempre intorno a noi», evitando di fare «della religione una polizza di assicurazione», o «delle scritture» un «troncone arido» e senza vita, e finire così come quelli che «sanno tutto, organizzano e programmano ma non si lasciano coinvolgere in un vero cammino di fede», come invece sanno fare i magi, questi «tre stranieri venuti da lontano a portare l’annuncio nella capitale del giudaismo che «non si è mossa», e anche oggi come allora «sono gli estranei che forse più di noi cercano Gesù».

 

Infine, la speranza che in questo nuovo anno anche noi ci mettiamo in cammino alla ricerca di quel Bambino trovato il quale ci appare, come ai Magi, l’unico Signore della nostra vita al quale inginocchiarsi. Perché «il grado ultimo della fede è l’adorazione e la contemplazione».

 

Antonio Pintauro

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