L’adorazione eucaristica nella parrocchia di san Carlo durante la visita pastorale

I giovani protagonisti   versione testuale







L’adorazione eucaristica di giovedì, 16 maggio 2019, si è svolta presso la Parrocchia di San Carlo Borromeo nella periferia di Acerra, Pezzalunga.

Essa è stata motivo di incontro tra quei giovani che hanno partecipato, con il vescovo ad Assisi, agli esercizi spirituali. Sono gli stessi giovani che ad agosto scorso hanno marciato verso Roma.

Arrivati in parrocchia ci hanno consegnato un omino di cartoncino su cui abbiamo scritto il nostro nome; l’adorazione è iniziata con una breve introduzione da parte di una ragazza della pastorale, che ci ha invitati ad entrare nel silenzioso dialogo d’amore di due giovani: Gesù ed ognuno di noi.

Sulle note di “Adoro Te", è stato esposto il Santissimo Sacramento. Dopo questo momento di raccoglimento, a cori alterni, guidati dal parroco don Stefano e dalla giovane Annarita abbiamo recitato il Salmo 61: «Lui solo è la mia roccia e la mia salvezza, mia difesa: mai più potrò vacillare». Mi sale nel cuore un immagine: la vite e i tralci; chi può estirparci dalla vite (Dio) se siamo innestati in essa, prendendone la linfa vitale? Nessuno!

Successivamente, il diacono ha esposto la Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi: «siate gioiosi, non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di noi. Non spegnete lo spirito».

Meditando su questa lettura ho riflettuto su quei tanti giovani che svalutando se stessi adorano altri dei, solo perché non hanno mai sperimentato cosa significhi essere amati incondizionatamente. Chi ha incontrato Cristo non può più vivere nelle tenebre e nella tristezza. E allora ecco che si attacca con l’ “Alleluia, Cristo è risorto veramente" e noi con Lui.

Il vangelo secondo Matteo proclamato subito dopo ci esorta ad un modo di pregare più raccolto, senza ostentazioni: «non siate come gli ipocriti», «voi pregate così: Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in Terra. Dacci oggi il nostra pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre Vostro che è nei cieli perdonerà voi».

E dire che nel tragitto per arrivare in chiesa, con amici, si parlava proprio di orgoglio e di non riuscire a perdonare le offese subite. Ecco la risposta immediata di Gesù!

La riflessione del vescovo, don Antonio Di Donna, riprende il discorso del Papa sull’impronta forte che hanno i giovani nella società. Con il loro esempio, sono l’oggi di Dio e non il futuro perché è ora il tempo di cambiare le cose, di camminare fianco a fianco per poter cominciare ad amare veramente.

Con il canto “Abbracciami", penso che il mio cuore, insieme a tutto quello dell’assemblea, sia stato avvolto nel tenero e misericordioso abbraccio di quel Padre che, anche se il figlio devia la sua strada non gli toglie mai lo sguardo, nell’attesa speranzosa del suo ritorno.

Un altro segno forte si è verificato quando Don Stefano ha invitato tutti a consegnare quell’omino ricevuto in precedenza e a riporlo in un cestino davanti all’altare come simbolo di un affidamento totale ma Dio. Cantando “Alto e glorioso Dio", grazie all’intercessione di San Francesco, abbiamo chiesto a Dio di illuminarci il cuore.

In un secondo momento, abbiamo esposto le nostre intenzioni di preghiera, rivolte a tutti i giovani affinché diano il loro contributo all’opera del Signore nel mondo. In piedi abbiamo pregato “Il Padre Nostro" e dopo la benedizione eucaristica, Gesù è stato riposto nel tabernacolo.

Il canto finale dell’adorazione è stato “Figlio di Re" diventato una sorta di inno grazie al pellegrinaggio “Per mille strade".

A conclusione Sonia, un’altra collaboratrice della Pastorale giovanile, ci ha illustrato come partecipare al concorso fotografico su Instagram, indetto per proclamare la foto che mostri maggiormente la bellezza delle opere di volontariato e di carità.

Una volta terminata la funzione, una gustosa Agape fraterna ci ha permesso di festeggiare come Dio comanda.

 

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