La Visita pastorale alla Parrocchia Maria SS. Annunziata di Licignano   versione testuale












Ha gli occhi lucidi e arrossati mentre indica il letto di una delle stanze al piano superiore della parrocchia: «poche settimane fa ci ha dormito un uomo andato via di casa dopo un litigio. All’alba mi chiama la moglie, molto preoccupata, e chiede aiuto. Le do’ semplicemente appuntamento poco dopo in parrocchia. Alle 7 sveglio il marito – anche a lui non dico nulla – e scendiamo insieme le scale. Neanche il tempo di terminarle e si abbracciano, irrompono in un pianto e tornano a casa».

E’ commosso il parroco di Maria Annunziata a Licignano, don Tommaso Izzo, quando aggiunge fiero: «io non sono sposato, la mia famiglia è la parrocchia». E dopo due ore di intenso colloquio sulla visita pastorale del vescovo, dal 27 aprile all’8 maggio, trova il tempo, e soprattutto l’entusiasmo, di mostrarci la vita pulsante dietro i numerosi spazi che ci mostra, fino al piano interrato: «in questa grande sala offro ogni anno la festa alle famiglie dei bambini della Prima Comunione, perché quel giorno devono gioire con tutta la comunità per il dono prezioso di Gesù nel cuore».

Dal tetto, tra moderni pannelli fotovoltaici, al di là del campanile e del nuovissimo campo di calcio, don Tommaso ci indica la “219", agglomerato di case popolari che rappresentano il cuore della missione, e allo stesso tempo una sfida, per la comunità credente: «spesso faccio visita alle circa 25 persone che stanno scontando la pena agli arresti domiciliari». Non a caso, fiore all’occhiello dell’attività pastorale sono quelli che don Tommaso chiama i «ravvedendi», cioè «sulla via del ravvedimento». Li definisce «collaboratori straordinari e meravigliosi», e precisa: «per uno di loro sono andato addirittura a parlare di persona con un giudice a Nola». Perché«sono i miei figli», perciò con lo “zelo" del buon padre di famiglia non si arrende, purché il figliol prodigo ritorni a quel Padre misericordioso la cui raffigurazione campeggia alle nostre spalle nella saletta delle confessioni dove ci siamo accomodati per l’intervista.

Tre donne e tre uomini in semilibertà – una legge del 2014 permette a determinate condizioni di stare in una struttura alternativa al carcere – si dividono tra casa e parrocchia: tra loro c’è chi ha già scontato 35 anni di carcere. «Sono impegnati dalle 9 alle 13, qualcuno anche di pomeriggio, firmano e vanno a casa. Hanno diversi compiti, dalle pulizie alla distribuzione di alimenti per la mensa; alcuni, quelli che sanno leggere e scrivere, aggiornano gli stati di famiglia, gli altri imparano». Girano per l’Aula, lo sguardo del parroco li rassicura:«abbiamo il dovere di accoglierli ed educarli», dice don Tommaso.

L’educazione torna più volte durante il lungo dialogo:«spero che con la Visita pastorale il vescovo sproni tutti alla speranza, in particolare i molti sfiduciati per la mancanza di lavoro, ma soprattutto i genitori nella loro difficile ma preziosa e insostituibile sfida di essere educatori», perché«oggi la tecnica è avanzata, l’educazione è scaduta».

Il tenace sacerdote ha imparato insieme ai suoi collaboratori a prendere le persone di «lato», dalla loro «umanità», evitando lo scontro e il muso duro: «per educare i ragazzi a vivere bene l’eucarestia, sprono prima i genitori a prendervi parte, soprattutto quelli che depositano i figli e vanno via. Ma senza rimprovero: li mando a chiamare e con modo gentile sottolineo la tristezza negli occhi del bambino quando il papà o la mamma lo lasciano in parrocchia. Molti lo comprendono e cercano di essere esempio per i bambini, che a loro volta si impegnano a portare i genitori a messa. Alcuni partecipano alla catechesi mensile con il parroco, in aggiunta ai cammini istituzionali per fanciulli, adolescenti, giovani, cresimandi e nubendi».

Non mancano nella comunità i «richiami simpatici» del parroco: «qualche volta faccio trovare in sacrestia una lettera ai papà, quando la aprono trovano un foglio con su scritto l’indirizzo della parrocchia. Al loro stupore rispondo con sottile ironia: “ve lo ricordo, non si sa mai"». E «molti raccolgono con favore l’affettuosa provocazione». A «quelli che accompagnano la moglie sull’uscio della Chiesa e cercano di giustificarsi, replico: “a casa, vostra moglie mangia per voi?"».

Ogni anno, tra primavera ed estate, don Tommaso rende «visita alle famiglie», ed «è sempre una gioia per me, da 40 anni sul territorio», un’occasione che «rinsalda» i rapporti: «a quelli che non trovo lascio l’avviso di “raccomandata", perché come con i figli a noi affidati bisogna sempre cercare un rapporto, e la credibilità dipende dalla completa donazione di sé alla comunità».

Dopo, «molti vengono a chiedere spiegazioni, altrimenti lo ricordo io a loro alla prima occasione, perchémi interessa la partecipazione, ed è molto bello tante volte trovare “La Roccia", il mensile della diocesi, nelle case della gente», rivela don Tommaso, che poi confessa: «viviamo un tempo difficile, diverso, la gente va accolta, dobbiamo conquistare il cuore di genitori e figli per ravvivare il lucignolo fumigante e sostenere la canna al vento nel deserto».Perché «per coltivare la fede nel cuore della gente ci vuole tempo», ed «è necessario costruire un rapporto lungo, di fiducia e amicizia, capace di risvegliare la spiritualità e il senso religioso nelle persone». E un parroco deve avere il tempo necessario per intessere un legame, con disponibilità e presenza, e aiutare la crescita di una comunità». Lo ricorda bene don Tommaso: «al tempo della costruzione sono andato a comprare personalmente gli infissi fuori regione,li ho caricati sulla mia macchina e trasportati in parrocchia per lavorarli», seguendo da vicino, giorno per giorno, i lavori tra mille difficoltà burocratiche e di altro tipo».

La comunità dell’Annunziata di Licignano ha «rapporti di grande collaborazione con il territorio, in particolare con la scuola Aldo Moro», ci dice don Tommaso. Si trova proprio di fronte alla parrocchia: «ogni anno celebro il precetto pasquale e per Pasqua abbiamo preparato sacchetti per mille alunni impiegando complessivamente 50 chili di grano che i bambini hanno portato fiorito in Chiesa all’altare della reposizione».

Altro appuntamento annuale è la supplica alla Madonna del Rosario: «mando i miei collaboratori, che la recitano a scuola insieme a insegnanti e alunni, e nel 2019 coincide con l’ultimo giorno della visita pastorale del vescovo».

Con i fratelli di altre confessioni – che «magari incontro per le scale quando visito le famiglie – «recitiamo insieme il Padre Nostro».

Alcune assistenti sociali del Comune sono della parrocchia: «con loro collaboriamo molto nel sostegno spirituale e materiale a persone con handicap e più in generale ai bisognosi», dice don Tommaso, in particolare «con il sindaco stiamo lavorando per una “casa della misericordia" a centro metri dalla parrocchia, dove accoglierei papà divorziati: sono i nuovi poveri e come tali vanno amati».

E quando alla fine della nostra lunghissima conversazione chiediamo a don Tommaso i frutti che attende insieme alla sua comunità dalla visita pastorale, non ha dubbi: «il vescovo ha mandato e potestà di evangelizzare, governare e santificare la diocesi, e quindi la parrocchia. Egli ha detto che viene a visitare i “lontani", e noi ci siamo sforzati per aiutarlo. Abbiamo fatto due ritiri spirituali di preparazione. Il pastore viene a confermare la fede che la comunità apprende dal primo suo collaboratore, il parroco. Il Vescovo, facente parte del Collegio dei Vescovi, succeduto al Collegio Apostolico, rappresenta Cristo in mezzo a noi, e le persone lo hanno atteso e accolto con trepidazione, soprattutto nei colloqui personali».

 

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