Indossare il diadema   versione testuale

Nella ferialità dei giorni siamo chiamati a praticare le scelte di Dio, che abbiamo contemplato nel tempo “prolungato" del Natale. L’omelia del Vescovo nella Messa della festa del Battesimo di Gesù








Un tempo prolungato Nella domenica dopo l’Epifania, con il Battesimo del Signore, finisce il tempo del Natale di Gesù. Le grandi feste cristiane non durano un giorno, come le civili, ma un “tempo prolungato". In questo caso dal 25 dicembre ad oggi, per approfondire un fatto decisivo nella storia dell’umanità e della fede: Dio prende la condizione umana, diventa in Gesù di Nazareth uno di noi, eccetto il peccato.  
 
Gesù è il volto del Padre Nella seconda lettura, l’apostolo Paolo si rivolge a Tito: «E’ apparsa la grazia di Dio». Quelle che oggi concludiamo sono feste di rivelazione: Dio si è fatto conoscere in Gesù Cristo. Chi vuole vedere Dio – sapere come vive, pensa, agisce e sceglie – deve guardare a Gesù, il quale ne è la spiegazione e il racconto: «Dio nessuno mai lo ha visto. Gesù ce lo ha rivelato». Per sapere qualcosa ed entrare in relazione con Dio bisogna passare da Gesù: dal giorno della nascita del Signore ad oggi, contempliamo facce diverse di un diadema. Il Natale è un tempo di rivelazione. 
 
Il duro mestiere di uomo Abbiamo lasciato Gesù all’Epifania ancora bambino, mostrato ai Magi venuti dall’Oriente; oggi lo troviamo adulto, a trenta anni circa, mentre riceve da Giovanni il Battesimo al fiume Giordano. Non dobbiamo sottovalutare il tempo trascorso, e prendere sul serio questa umanità di Gesù: Dio è entrato veramente nella storia e nella vita dell’uomo, rispettandone le fasi, le tappe e le leggi. «Gesù cresceva», dice il Vangelo, e nella  vita quotidiana a Nazareth, il suo villaggio, ha imparato il duro mestiere di uomo: ha lavorato, ha pensato, ha agito e ha amato. La fede della Chiesa, fin dai primi secoli, afferma che Gesù è vero Dio e vero uomo: mai separare l’umanità e la divinità. 
 
Il mestiere di Dio Dopo trent’anni di vita ordinaria a Nazareth, in cui è cresciuto e ha maturato la sua umanità e la sua divinità, il Signore compie il primo atto pubblico. I quattro Vangeli concordano nel porre agli inizi del ministero di Gesù, che ormai maturo lascia la casa paterna, un episodio: Egli si fa battezzare da Giovanni nel Giordano. Dopo il Natale (la nascita) e l’Epifania, il Battesimo è un’altra festa di inizi: Gesù opera le prime scelte del suo “mestiere di Dio". E il Battesimo è il primo passo, il programma di vita in questo mondo brutto, antipatico e peccatore in cui è venuto. 

Quello che poteva e non ha fatto Egli non invoca il fuoco del giudizio divino su questo mondo iniquo, come anche Giovanni aspettava, per fare subito piazza pulita dei peccatori. Non apre una scuola, come i rabbini del tempo, per insegnare la Scrittura, i precetti di Dio e formare il “suo" gruppo. E non si unisce ai partiti religiosi e non del suo tempo: farisei, sadducei, zeloti, esseni. Non dà nemmeno il segnale della guerra santa, come farà Maometto, per far fuori gli infedeli. 
 
Mescolato al popolo La prima scelta che Gesù compie da adulto: si mescola al popolo peccatore. Come uno dei tanti, si accoda a quel movimento di persone che accorreva al fiume Giordano. L’Innocente si mette in fila con i peccatori per farsi battezzare da Giovanni. Sicuramente un episodio imbarazzante per le prime comunità cristiane, difficile da accettare: Gesù non evita la fila facendosi raccomandare! E’ questo il segno dell’uomo comune, che non ha corsie preferenziali da percorrere. In questo, la festa di oggi assomiglia al Natale: nato bambino in una mangiatoia, anche nel Battesimo il Signore è uguale agli altri. Gesù si fa dunque carico del peccato del mondo: annuncia il Vangelo ai poveri, guarisce i malati, accoglie donne e bambini, perdona i “peccatori". Lo accusano di essere mangione e beone, amico dei pubblicani. Egli chiede la conversione, il regno di Dio inizia così. La festa di oggi indica ancora una volta uno “stile" di Dio che deve scuoterci, guai se non lo facesse lasciandoci nell’abitudine.
 

Il compiacimento del Padre Su queste prime scelte di Gesù c’è il compiacimento del Padre: il Vangelo del Battesimo che abbiamo appena ascoltato dal diacono – ma tutti e quattro Vangeli sono concordi – dice che quando Gesù esce, dopo essersi immerso e aver condiviso nell’acqua il peccato dell’umanità, «venne una voce dal Cielo: “Tu sei il Figlio mio, tu sei l’amato, in te ho posto il mio compiacimento». E’ come se il Padre dicesse: “Bravo Figlio mio, hai fatto la scelta giusta e io ti accompagno, sono con te in questa avventura che inizi per la salvezza dell’uomo".

 

Cari amici, guai a noi se non fossimo in linea con Gesù in questa scelta di solidarietà con i peccatori, che segna da subito il suo cammino verso la Croce e il dono della vita. Perché la Croce non è un episodio improvviso, ma il frutto di questi primi passi di un cammino che anche noi siamo chiamati a percorrere: dal tempo di Natale, che oggi si conclude, con Lui fino alla Pasqua della sua Croce e Risurrezione. Beati noi se sapremo seguire Gesù, in fila e solidali con i peccatori, e diventare con il suo aiuto come Lui. Questa è la salvezza: essere, vivere e scegliere come Gesù.

 

Cattedrale di Acerra, domenica 13 gennaio 2019

 

+ Antonio Di Donna

 

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