Per mille strade   versione testuale

Al via il cammino verso l’ incontro con papa Francesco e i giovani d’Italia a Roma. In 60 dalla nostra diocesi hanno attraversato Acerra insieme al vescovo. Fino a venerdì gireranno le diocesi del napoletano per poi recarsi dal Papa. Monsignor Antonio Di Donna: «Esperienza forte e privilegiata»

 
 
La partenza. Al Parco Urbano di Acerra, area verde inaugurata da poco alla periferia "nuova" della città, c’è Maria Michela. E’ nata di sei mesi. I «coraggiosi» mamma e papà l’hanno fortemente voluta, e questa sera la tengono tra le braccia davanti ai 60 giovani della diocesi pronti a partire "per mille strade", il pellegrinaggio che li porterà sabato e domenica a Roma da papa Francesco. E’ la «mascotte del vostro cammino», esclama il vescovo Antonio Di Donna mentre indica la piccola e ricorda la zia di questa «speciale» bambina: da dieci anni in Paradiso, Michela ha offerto una «bella testimonianza di vita e di fede», che il presule rievoca attraverso i racconti degli amici, tanto che Annamaria, la sorella e mamma della bambina, non trattiene le lacrime.

 

«Pensate a Maria Michela» quando la fatica del cammino si farà sentire, perché «lei ha già vinto», raccomanda monsignor Di Donna prima di dare inizio con la preghiera al pellegrinaggio voluto da papa Francesco prima del grande incontro con i giovani di tutta Italia l’11 e 12 agosto a Roma in vista del Sinodo dei vescovi dedicato alle nuove generazioni in Vaticano ad ottobre. Fino a venerdì i giovani si prepareranno «attraversando le diocesi del napoletano», dirà il vescovo in cattedrale, essendo stato diviso il pellegrinaggio nelle metropolie della regione ecclesiastica, per poi giungere a Roma come «un affluente del grande mare di tutti i giovani delle altre regioni d’Italia con il Papa».

 

 

 

Il viaggio. Mentre carica lo zaino in spalla Nicola, ministrante della parrocchia san Nicola magno di Santa Maria a Vico, racconta che a portarlo qui «è stato don Francesco» – vulcanico sacerdote con il compito di curare i giovani della Valle di Suessola – e che si aspetta «grandi cose» da questo pellegrinaggio, lui giovanissimo alla prima esperienza.

 

Nel tardo pomeriggio del 6 agosto decine di zaini e sacchi a pelo, ma soprattutto giovani in festa, prendono il largo per le strade della città e dalla periferia di Acerra si incamminano verso la cattedrale. Il vescovo Antonio Di Donna lascia andare via la sua macchina e si confonde tra loro: «A questi giovani voglio molto bene», aveva confidato qualche giorno prima, affetto che rinnova convinto appena giunti in duomo, dove troverà tempo anche per scherzare sul caldo pesante: «Chiederò a papa Francesco di non fare più ad agosto questi incontri».

 

L’entusiasmo dei giovani sta per invadere il centro della città quando compaiono dietro la sagoma del vescovo, appena dopo lo striscione che apre il cammino, Annarita e Modestino: lei della parrocchia Annunziata di Acerra, lui di quella di Maria del Suffragio, seguono a ruota il pastore mano nella mano e con il sorriso stampato sul volto, quasi a cercare una guida e una benedizione al loro fidanzamento.

 

 

 

Verso una meta. A cinquanta metri dalla cattedrale, giovani e vescovo guadagnano il centro della strada sotto gli occhi incuriositi di qualche anziano davanti al “circolo". Sul sagrato della chiesa monsignor Di Donna si mette al centro e raduna tutti per una foto ricordo. Dentro, il presule rassicura: «Il vostro pellegrinaggio di una settimana sarà un’esperienza forte e privilegiata», capace di «concentrare in pochi giorni il significato della vita». Il cammino è infatti «simbolo della vita», dice Di Donna, che chiarisce: ad ogni inizio «si nasce e si parte», come la piccola Maria Michela e tutti i neonati che con tenacia lasciano il «grembo comodo» della madre. Allo stesso modo «voi avete lasciato la vostra casa per imbarcarvi in un’avventura faticosa».

 

«Voi uscite dal grembo per viaggiare verso una meta», continua il presule. Il pellegrino, infatti, non va «a zonzo», non cammina come un turista distratto che «consuma per divertirsi», ma sa che il senso della sua fatica è un luogo da raggiungere, e in questo caso «la vostra meta saranno sabato e domenica la chiesa di Roma, che presiede tutte le altre del mondo nella carità, e il suo vescovo papa Francesco».

 

 

 

Insieme e leggeri. Ma il cammino va fatto sempre «insieme» e «leggeri». Monsignor Di Donna chiede di stringere «in questi giorni relazioni umane con tutti» fuori dal paradosso che vede spesso i giovani «continuamente connessi ma profondamente sconnessi». E li invita a viaggiare leggeri con «l’essenziale nel bagaglio» tralasciando il «superfluo» e tutto «ciò che appesantisce». Il presule esorta ad avere «davanti agli occhi i giovani migranti, costretti a camminare e ad attraversare il Mediterraneo per sfuggire alle guerre, e quelli che già hanno terminato il pellegrinaggio su questa terra e hanno raggiunto la patria del Cielo».

 

 

 

Le consegne. Il coro canta in inglese: “Gesù Cristo tu sei la mia vita", che ha accompagnato milioni di giovani in questi anni, prima con san Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI, e ai giovani «insoddisfatti da mille attrazioni» monsignor Di Donna affida il compito di «cercare il Signore Gesù», per così passare «dalla strada alla casa e di nuovo alla strada», perché la fede è innanzitutto un «incontro», è «innamoramento» del Signore Gesù, che chiede di «lasciare le folle e incontrare a tu per tu la persona amata: “Maestro dove abiti? Vieni e vedi!"».

 

Perciò, il vescovo raccomanda di «leggere il vademecum del pellegrino, una raccolta di brevi pensieri di papa Francesco ai giovani» e consegna la bella preghiera «guidami tu, luce gentile» di un «viaggiatore della fede», quale il cardinale beato John Henry Newman, teologo e filosofo inglese dell’800 convertito dalla religione anglicana al cattolicesimo: «Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi! La notte è oscura e sono lontano da casa, sii Tu a condurmi! Sostieni i miei piedi vacillanti: io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente. Non mi sono mai sentito come mi sento ora, né ho pregato che fossi Tu a condurmi. Amavo scegliere e scrutare il mio cammino; ma ora sii Tu a condurmi! Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura, il mio cuore era schiavo dell’orgoglio; non ricordare gli anni ormai passati. Così a lungo la tua forza mi ha benedetto, e certo mi condurrà ancora, landa dopo landa, palude dopo palude, oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà; e con l’apparire del mattino rivedrò il sorriso di quei volti angelici che da tanto tempo amo e per poco avevo perduto». 

 

 

 

In seminario. I giovani della diocesi di Acerra trascorrono la notte tra lunedì e martedì nel seminario di Acerra. Giunti nel chiostro si rifocillano. Poi in cerchio recitano la preghiera della sera prima di alimentarsi per il cammino del giorno dopo. A servirli ci sono altri giovani del Servizio civile e l’Ufficio diocesano che ha curato l’organizzazione della serata. Con loro il vescovo Antonio Di Donna.

 

Dopo la cena, don Stefano Maisto, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile presenta la testimonianza di una donna di 94 anni, Emma Morosini, con 34000 km di pellegrinaggio a piedi all’attivo, da quando di anni ne aveva 69: 25 pellegrinaggi in tutto il mondo, a partire da quello a Lourdes per ringraziare la Madonna che le ha salvato la vita. La tenacia di una donna di straordinaria fede all’ultimo tratto del suo pellegrinaggio sulla terra si ricongiunge così a quella della piccola Maria Michela, agli albori della vita, con cui il viaggio è partito. Perché la vita e la fede sono un continuo andare: si nasce e si parte, avendo sempre fissa la meta della felicità piena e vera, che ha il volto e il nome di Gesù Cristo. 

 

Antonio Pintauro

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