Quelle parole di un vescovo: Acerra non diventi la pattumiera della Campania   versione testuale

Il commento di don Maurizio Patriciello alla presa di posizione della nostra diocesi sul via libera della Regione Campania ad un impianto per lo stoccaggio di rifiuti speciali ad Acerra. L’articolo è sulla prima pagina del Quotidiano "Avvenire" di oggi, 3 luglio 2018

È consolante vedere il vescovo di una diocesi farsi carico delle pene del popolo affidato alle sue cure e aiutarlo a lottare per i propri diritti. Come il Cristo che è chiamato a rappresentare, egli assume su di sé i dolori, le angosce, le speranze della sua gente e tenta, con le sole armi del vangelo – la parresia, la preghiera, l’amore alla giustizia e alla verità – di arrivare a giusta soluzione. Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, forte della sua fede e di quella della sua bella comunità che vede in lui il padre da seguire e il fratello con cui camminare insieme, ancora una volta ha fatto sentire la sua voce.

«Acerra non diventi veramente la pattumiera della Campania», ha detto. E ha ragione da vendere. In questa cittadina alle porte di Napoli, già tanto martoriata sia dal dramma dei rifiuti industriali interrati o dati alle fiamme nelle sue fertili campagna sia da un maxinceneritore (che i cittadini non a torto chiamano “il mostro" perché da solo brucia quasi la stessa quantità di immondizie degli otto inceneritori presenti in Emilia Romagna), «la Regione Campania ha dato il via libera a una ditta che si occuperà di realizzare in zona industriale un impianto in grado di stoccare i cosiddetti rifiuti speciali».

Rifiuti, rifiuti, sempre e solamente rifiuti. La gente è atterrita, arrabbiata, stanca. Da anni questa terra è stata invasa dai rifiuti di ogni tipo, provenienti anche da Nord e Centro Italia. Da quando i camorristi furono cercati e corteggiati da industriali disonesti che niente avevano da invidiare alla loro malvagità, sotto gli occhi di una politica assente, distratta o, sovente, complice. Gli anni appena passati, anche grazie al giornale che abbiamo tra le mani, hanno acceso una luce su uno scempio di cui si parlava poco o niente. Grazie al lavoro dei volontari, delle Chiese locali, delle persone delle istituzioni e della politica di buona volontà, da tre anni l’Italia può contare su una legge sui reati ambientali. Anche un ingenuo si accorgerebbe che c’è qualcosa che ancora non va.

La domanda allora sorge spontanea: se questa terra ha già tanto dato, per quale motivo si continua a pensare ad Acerra sempre e solamente quando si tratta di risolvere il problema dei rifiuti? Un motivo ci dovrà pur essere. Non siamo complottisti, ma non possiamo non condividere le parole del vescovo di Acerra quando dice che «i fatti delle ultime settimane fanno pensare a un disegno strategico». E come mai, si chiede giustamente Di Donna, «un gioiello come la Doria – fabbrica che lavora i sughi pronti – deve andare via?». Sarà forse per pigrizia mentale, incapacità o per interessi di chi deve decidere? Non lo so, ma strano che chi è stato eletto a governare la regione non si renda conto che portare un territorio al collasso è ingiusto e pericoloso. Chiunque capirebbe che distribuire su una area più vasta queste industrie a forte impatto ambientale, economico, sanitario e psicologico non è solo una questione di giustizia, ma di semplice buon senso.

Possibile che i politici interessati non si accorgono di sfiorare l’ingiustificabile sarcasmo quando a un popolo civilissimo, che non ha mai smesso di lottare nel chiedere bonifiche e buon lavoro e non solo “munnezza" da smaltire, ancora una volta si risponde aggiungendo sofferenza a sofferenza? Trattando il «popolo sovrano» come un insieme di fastidiosi sudditi? Grazie al vescovo Antonio Di Donna. Non è esagerato dire che decidere il destino di Acerra significa decidere anche la sorte della politica. Una questione che riguarda non solo una realtà locale, ma tutta la Campania. E interpella l’Italia intera.

 

Maurizio Patriciello

Avvenire 3 luglio 2018

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