Santi Cuono e Figlio   versione testuale










I santi «servono il vangelo delle beatitudini ogni giorno», protagonisti di una «santità quotidiana a cui tutti siamo chiamati». Parte dall’esortazione apostolica Gaudete et exsultate di Papa Francesco il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, nel giorno in cui «la comunità cittadina ed ecclesiale» fanno festa «insieme» per i santi patroni.

Cuono e Conello – laici, padre e figlio – muoiono martiri per la fede nel 275 dopo Cristo a Iconio, città dell’attuale Turchia, appartenenti ad una delle comunità cristiane fondate da Paolo e Barnaba. Giunte le reliquie nella città campana, Acerra li adotta a protezione dalle acque insalubri che la circondano: Cuono era infatti un moderno “ingegnere idraulico" e aveva salvato Iconio da un’inondazione.

In una cattedrale gremita – presenti alla celebrazione solenne tanti fedeli, sacerdoti, autorità civili e militari – monsignor Di Donna ha esortato gli acerrani ad essere «degni» dei patroni, beati perché «perseguitati a causa della giustizia». E ha indicato la valorizzazione delle «cose belle» della città, come la «riqualificazione del Castello» di origine normanna, e soprattutto l’«impegno generoso di tante persone oneste».

Ma per essere degni della «testimonianza estrema al vangelo» offerta dai patroni, il presule ha chiesto anche il coraggio di affondare le mani nelle «piaghe» che ancora oggi lacerano il corpo di san Cuono e figlio, come l’«abitudine alle diverse forme di illegalità piccole e grandi», l’«affitto in nero dei tuguri ad immigrati in pieno centro», la cronica «mancanza di lavoro», e l’«assuefazione» al «grave» dramma dell’inquinamento ambientale.

La tradizionale processione delle statue dei santi – che ogni anno il 29 maggio, festa liturgica, percorrono le vie della città – ha chiuso i festeggiamenti religiosi in onore dei patroni.

 

Antonio Pintauro

 

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