Oggi è nato per noi un salvatore   versione testuale

Il vescovo Antonio Di Donna durante le celebrazioni in Cattedrale: «Senza questo annuncio è una festa vuota»

La Chiesa deve sempre «annunciare un Natale vero», perché «senza il Dio fatto uomo, senza l’incarnazione del Figlio di Dio saremmo orfani, saremmo soli a combattere contro il male»; perché «senza di Lui, senza l’incarnazione del Figlio di Dio nella nostra storia saremmo vittime delle nostre paure che ci paralizzano, che paralizzano l’uomo del terzo millennio, attanagliato, ancora oggi, da infinite paure». Perché senza lo «scandalo di un Dio fatto uomo saremmo ancora schiavi del peccato e della morte» e «alla disperata ricerca di un senso del vivere e del morire».
 
 
Monsignor Antonio Di Donna mette in guardia la Chiesa e il suo stesso «compito di vescovo» dalla «tentazione di annunciare un falso Natale» adeguandosi comodamente alla «propaganda corrente» che tenta da anni di «svuotare» la festa del suo «significato» autentico facendola diventare «innocua» come una «fiaba per bambini», come «un raccontino edificante che addormenta e tranquillizza le coscienze». Il presule parla nella sua Cattedrale durante la Messa solenne del 25 dicembre, preoccupato di «non tradire» la sua missione di annunciare quelle «verità scomode» sul Natale» che «nessuno dice», e che anzi «volutamente» vengono occultate utilizzando la «sottile strategia dei nostri tempi» e cancellando «la memoria rivoluzionaria di un Dio che cambia le cose» e comincia a «esistere nel tempo» con le fattezze di un Bambino.  
 

«Oggi è nato per noi un salvatore». E’ questa la verità più «scomoda» per una «società anestetizzata e ipocrita» che «si avvale dei vantaggi della festa del Natale» ma ubriaca dell’illusione di autosufficienza e accecata dalla presunzione di poter fare a meno di Dio rifiuta l’idea che «dobbiamo essere salvati». E invece, afferma monsignor Di Donna, è proprio da quel Bambino di Betlemme che «deriva la dignità della persona umana», perché «se l’Occidente ha sviluppato i diritti della persona umana lo deve a questo evento». E dunque l’appello: «Stiamo attenti a non svuotare il Natale, a non addomesticarlo» perché «la posta in gioco è molto alta, ne va delle nostre radici, non solo della fede cristiana ma delle radici della nostra civiltà occidentale che è nata da questo evento».

 

Solo se infatti torniamo a contemplare con «stupore» il mistero inaudito di un Dio che si fa uomo nella carne di un Bambino torneremo anche comprendere «quanto vale oggi la vita umana; quanto vale la vita dei bambini mai nati; quanto vale la vita dei profughi che vengono dall’Africa e muoiono nel Mediterraneo; quanto vale la vita dei giovani esclusi dal lavoro e dei disoccupati; quanto vale la vita dei malati di cancro che aumentano nelle nostre terre, dove si abbassa l’età media dei colpiti e le forme di tumore sono sempre più aggressive e non quantificabili né classificabili; quanto vale la vita dei malati, nella speranza che la nuova legge sul testamento biologico non sia la porta d’ingresso dell’eutanasia nel nostro Paese». Così finisce che «più svuotiamo del suo significato cristiano il Natale» e «più perdiamo in termini di dignità umana» ammonisce il presule prima di citare «un profeta dei nostri giorni, il nostro carissimo don Antonio Riboldi». «Questo è il primo Natale senza di lui. E’ qui con noi, il suo corpo riposa nella Cattedrale», dice monsignor Di Donna riportando le parole di «una delle tante omelie» che il vescovo emerito, morto il 10 dicembre, inviava via Internet: «Conosciamo tutti per esperienza diretta come attorno a noi ci sia un vero assalto a comprare la nostra dignità in ogni campo. Dobbiamo strappare la maschera dal volto di una politica che con le eterne e mai realizzate promesse da campagna elettorale ci deruba dell’insostituibile dignità e della libertà. Basta dare uno sguardo al clientelismo, all’assistenzialismo mai morti e alla corruzione dilagante in ogni ambito della società. Gesù viene in aiuto della nostra debolezza e ci indica la strada per ridiventare liberi e veri figli di Dio con la nostra dignità, e non merce di scambio in questo mondo».

 

«Il Natale è la festa della fede», di quella «fede cristiana che ci mette in crisi» perché, ha detto ancora monsignor Di Donna citando Papa Francesco, «una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi, una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere, una fede che non ci interroga è una fede sulla cui autenticità dobbiamo interrogarci, una fede che non ci anima è una fede che deve essere animata, una fede che non ci sconvolge è una fede che deve essere sconvolta».

Infine gli auguri «scomodi» di «gioia», anche quando «le cose non vanno secondo i nostri desideri», e di «stupore», perché «colui che i cieli, e i cieli dei cieli, non possono contenere si è fatto Bambino nella pancia di una donna, Gesù di Nazareth, nato a Betlemme da Maria quando era imperatore Cesare Ottaviano Augusto e governatore della Siria Quirinio, in un momento preciso della storia, in un luogo preciso dello spazio».

 

Antonio Pintauro

 

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