Diocesi   versione testuale







La diocesi di Acerra nella storia
 
 
   § 1 - La vita religiosa in Acerra nei primi secoli e nell'età barbarica
 
Acerra è un'antica città posta al centro di quella fertilissima pianura che gli antichi hanno voluto definire Campania Felix. Il vasto territorio cittadino (per estensione è il terzo della provincia di Napoli, dopo Napoli e Giugliano) oggi comprende quelle che furono le antiche città di Acerra e di Suessola, la prima di origine etrusca, la seconda aurunca. Le testimonianze archeologiche attestano la presenza umana già nel II millennio a. C. Anche Acerra, come tante altre città italiane, vorrebbe che ad annunciare il Messaggio cristiano sia stato direttamente San Pietro. Tale è l'ipotesi avanzata da Gaetano Caporale, uno storico locale della fine del sec. XIX.  Al di là della individuazione del fondatore della comunità cristiana nell'antica Acerra, sembra evidente che il Cristianesimo si diffuse presto ad Acerra, già nel I secolo. È possibile credere a questa ipotesi se si pensa ai rapporti economici e sociali di Acerra e di Suessola con le altre più grandi e più famose città della non lontana zona costiera. Qui la conoscenza del Vangelo di Gesù è accertata già in età apostolica.
Se si può ragionevolmente sostenere la diffusione del Cristianesimo ad Acerra già nel I secolo, non altrettanto si può asserire circa la nascita della diocesi di Acerra.
Quando è possibile datare la nascita della diocesi di Acerra?
Qualche storico, nel passato, ha accreditato Acerra come sede vescovile già nel V secolo perché un vescovo di nome Concordio partecipò al concilio del 499. Ma tale notizia, riportata anche da Caporale, non trova riscontro nei documenti ma, come afferma lo stesso Caporale, fu un errore dell'Ughelli, corretto nelle successive edizioni della sua opera.
Di certo la non lontana Suessola aveva un vescovo. Ma quella città era da inserire in altro contesto culturale e ambientale. Essa era collocata nei pressi della importante via Appia (la strada che collegava Roma a Brindisi e, quindi, asse viario verso l'Oriente) e lungo l'arteria che da questa si partiva verso Nola e l'area vesuviano-sarnese, era più ricca della contadina Acerra; infatti i resti archeologici, che dalla fine dell'Ottocento ad oggi sono stati riportati alla luce, attestano un tenore di vita certamente superiore.
Ma a partire dal VI secolo la vita di quest'area fu ulteriormente stravolta dalle lotte dei popoli che avevano invaso il territorio già governato dai Romani. Dal VII al IX secolo, infatti, Acerra e Suessola divennero cittadine di frontiera tra i Bizantini del ducato di Napoli e i Longobardi dei ducati di Capua e di Benevento; frequenti e disastrosi erano gli scontri tra i due popoli tanto che la vita in questa zona dovette diventare difficile al punto che si registrò un progressivo abbandono.
Diventa evidentemente improbabile pensare che in questo periodo di scontri militari e, di conseguenza, di difficoltà per la vita quotidiana potesse sussistere ad Acerra una sede vescovile. La stessa Suessola subì un deciso spopolamento tanto che per la cura religiosa l'ufficio episcopale fu assunto dai vescovi di Sant'Agata de' Goti, appartenenti alla metropolia beneventana. Acerra, controllata dai Bizantini di Napoli e stretta tra i frequenti straripamenti del fiume Clanio e la palude che la divideva da Suessola poteva ospitare poca gente ma di sicura nazione napoletana.
Per la storia della vita religiosa acerrana, però, questo periodo ha una particolare importanza. Se è vero che pochi erano gli abitanti e che quindi non c'era un vescovo, è pur vero che proprio in questi anni, in questa particolare situazione è verosimile collocare il possibile inizio della speciale venerazione per i santi Conone e Figlio che per tutti i secoli a venire ha contrassegnato la religiosità locale. Questi santi, di un paese mediorientale in quegli anni controllato dagli stessi Bizantini insediati lungo la costa fino ad Acerra, sono poi divenuti tanto acerrani da essere ricordati solo ad Acerra e da cambiare anche il nome in 'Cuono'. Il patronato di San Cuono e di suo figlio (i documenti che riportano la loro passio non riportano il nome del figlio di Conone né danno notizie sulla moglie) oltre ad essere un elemento identitario della vita religiosa acerrana ha finito per essere esso stesso condizionato dalla vita locale e dallo stesso carattere degli acerrani.
 
Testo completo in allegato
 
Gennaro Niola

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